arazzo

Bricolage

gli arazzi

Gli arazzi sono una forma d’arte che prevede l’utilizzo di un tessuto dominante di trama nel quale l’ordito scompare alla vista. Vengono realizzati completamente a mano con l’ausilio di un telaio

di Redazione

24 luglio 2013

Storia degli arazzi

Gi arazzi hanno un’origine antica anche se sono giunti fino a noi pochi esemplari già che il materiale di cui sono fatti li rende estremamente vulnerabili all’azione del tempo. Quelli più antichi fino ad adesso ritrovati sono stati realizzati in Antico Egitto e in Grecia anche se dai documenti a disposizione degli esperti del settore si evince che la realizzazione di arazzi era diffusa anche nell’America precolombiana e nei paesi asiatici come il Giappone e la Cina. In Europa, la tecnica dell’arazzo ha iniziato a diffondersi ad inizio del Quattordicesimo secolo fino a raggiungere il massimo splendore durante il periodo rinascimentale in Francia e soprattutto nelle Fiandre. La più antica manifattura esistente al mondo è quella di Gobelins e fu fondata nella capitale francese nel lontano 1662. La arazzeria fiamminga ci ha lasciato dei capolavori assoluti di quest’arte come il ciclo composto da sei arazzi aventi per tema la dama e l’unicorno oggi conservati al Museo parigino di Cluny o la famosa serie di venti arazzi commissionata da Cosimo de’ Medici ed eseguiti su disegni del Bronzino e del Pontormo. In molto pittori del Cinquecento e di altri secoli successivi si sono prodigati nel realizzare cartoni raffinati per arazzi commissionatigli da ricche famiglie e personaggi influenti del clero. I più celebri sono quelli di Raffaello ma anche di Pieter Paul Rubens, Goya e più recentemente da Pablo Picasso e Joan Mirò.

Come si realizza un arazzo

Per realizzare un arazzo è necessario seguire un modello disegnato riportante le dimensioni reali reale che in gergo tecnico si chiama cartone. Di solito viene dipinto a guazzo da un artista e oltre ai contorni del disegno, può riportare dei numeri relativi ai colori da utilizzare in quella data zona. Quando un artista si appresta a realizzare un cartone deve tenere in conto dei limiti imposti dalla tecnica di tessitura come ad esempio l’imborso che consiste in un ritiro della tela quando, una volta terminata, viene staccata dal telaio di supporto. Prima di iniziare la tessitura vera e propria dell’arazzo si procede con la tintura di tutti i filati necessari nella tonalità indicata sul cartone. Più saranno le sfumature di colore più l’opera finale risulterà accurata e precisa. Le arazzerie più prestigiose non utilizzano filati già pronti all’uso ma si dedicano a colorarseli da sole per ottenere proprio le tonalità che desiderano. Inoltre i coloranti utilizzati devono essere di ottima qualità e garantire una buona resistenza all’azione della luce, all’umidità e allo strofinamento. Il lino, la lana o la seta vengono prima tinti e dopo essere state asciugati all’aria vengono filati in matasse. Gli arazzi hanno bisogno di una numerosa serie di navette con numerosi colori a differenza dei normali tessuti nei quali vengono utilizzate poche navette e fatte scorrere da un lato all’altro dell’ordito. È necessario seguire il disegno del cartone portando avanti piccole porzioni di lavoro per volta. La trama di volta in volta viene schiacciata accuratamente con appositi pettini atti a far scomparire letteralmente l’ordito.

Utilizzo degli arazzi

Gli arazzi venivano utilizzati soprattutto in epoche passate dalle famiglie più abbienti per decorare grandi saloni. Non solo avevano una funzione puramente decorativa ma se appesi a pareti di pietra riuscivano ad offrire un buon isolamento termico durante la stagione più fredda. Il grande successo che ebbero nei secoli passati è dovuto in parte alla loro facilità di trasporto. Mentre gli affreschi non potevano essere spostati da una residenza all’altra del ricco signore che li aveva commissionati, gli arazzi potevano essere arrotolati con estrema semplicità e quindi portati di luogo in luogo. Anche le Chiese più prestigiose venivano abbellite con arazzi di grandi dimensioni da esporre durante messe solenni o in occasioni speciali. Ad esempio Raffaello fece realizzare nelle fiandre, su cartoni da lui disegnati, un ciclo di arazzi per la Cappella Sistina che oggi sono conservati in atmosfera protetta all’interno dei Musei Vaticani.

Domande frequenti

  • Qual è la differenza tecnica principale tra un arazzo e un tappeto?
    La distinzione fondamentale risiede nella struttura tessile e nella visibilità dell'ordito. Nell'arazzo, la trama è realizzata interamente a mano su un telaio utilizzando numerose navette colorate; la trama viene compatta e schiacciata con appositi pettini fino a nascondere completamente i fili dell'ordito verticale. Al contrario, nei tappeti (specialmente quelli annodati o a pelo corto), l'ordito rimane spesso visibile o costituisce la base strutturale su cui si legano i nodi, creando una superficie pileosa. L'arazzo è essenzialmente un tessuto piano dove l'immagine emerge esclusivamente dalla sovrapposizione dei fili di trama colorati.
  • Come si conserva correttamente un arazzo antico per evitarne il deterioramento?
    La conservazione richiede il controllo rigoroso di luce, umidità e insetti. Poiché i materiali naturali come lana, seta e lino sono sensibili, gli arazzi non devono mai essere esposti alla luce diretta del sole, che sbiadisce i coloranti storici. Devono essere tenuti in ambienti con umidità relativa stabile per evitare muffe o secchezza eccessiva. Per la pulizia, è vietato l'aspirapolvere diretto o il lavaggio in acqua: si consiglia solo la rimozione delicata della polvere superficiale con pennelli morbidi o, meglio ancora, il ricorso a professionisti specializzati in restauro tessile. Se non esposti, vanno arrotolati su tubi di diametro ampio rivestiti di feltro neutro, mai piegati.
  • Cosa sono i "cartoni" nel processo di creazione di un arazzo?
    I cartoni sono i modelli definitivi su scala 1:1 che guidano il tessitore durante la realizzazione dell'opera. Solitamente dipinti a guazzo da un artista, questi disegni mostrano esattamente i contorni e le zone cromatiche dell'immagine finale. Spesso includono annotazioni numeriche o simboliche per indicare quale filo utilizzare in ogni specifica area. Il cartone tiene inoltre conto delle distorsioni tecniche, come l'imborso (il ritiro del tessuto quando viene rimosso dal telaio), garantendo che l'arazzo finito mantenga le proporzioni corrette. Senza il cartone, il tessitore non avrebbe la mappa precisa per coordinare le migliaia di cambi di colore richiesti.
  • Quale materiale è tradizionalmente utilizzato per la trama degli arazzi?
    I materiali principali sono il lino, la lana e la seta, scelti per la loro capacità di assorbire i coloranti e la loro resistenza. La lana offre calore e corpo, la seta dona lucentezza e finezza ai dettagli, mentre il lino è usato spesso per la struttura o per effetti specifici. Una caratteristica distintiva della tecnica tradizionale è che i filati non sono quasi mai acquistati già tinti: le manifatture prestigiose tingono autonomamente le matasse per ottenere sfumature esatte e personalizzate. I coloranti devono essere di altissima qualità per resistere nel tempo all'azione della luce, all'umidità e allo strofinamento, garantendo che i colori restino vivi per secoli.
  • Qual era lo scopo pratico degli arazzi nelle case nobiliari medievali e rinascimentali?
    Oltre alla funzione decorativa e simbolica di prestigio, gli arazzi svolgevano un ruolo cruciale di isolamento termico. Nelle dimore di pietra delle élite europee, i muri erano freddi e trasmettevano il gelo; appendere pesanti arazzi alle pareti creava una barriera contro il freddo, migliorando il comfort abitativo durante l'inverno. Un altro vantaggio pratico era la trasportabilità: a differenza degli affreschi fissi alle mura, gli arazzi potevano essere arrotolati e trasportati facilmente. Questo permetteva ai nobili di portare la propria identità artistica e il lusso personale da un castello all'altro, adattando l'arredo alle diverse residenze stagionali.