Affitto a riscatto

Regole e Tasse

Affitto a riscatto

L'affitto a riscatto è un tipo di contratto di locazione che prevede l'opzione all'acquisto della casa da parte dell'affittuario a un prezzo bloccato.

di Redazione

03 maggio 2016

L'affitto a riscatto e il rent to buy

In genere i termini affitto a riscatto e rent to buy sono usati come sinonimi: questo è assolutamente scorretto perché queste due formule di compravendita sono totalmente differenti. Infatti le modalità concettuali e contrattuali prevedono situazioni diverse. Mentre il cosiddetto rent to buy è un programma di preparazione all'acquisto (grazie al quale l'aspirante acquirente riesce ad avere il tempo per soddisfare i requisiti per la concessione del mutuo richiesti dalle banche), l'affitto a riscatto permette di rateizzare i costi per acquistare la casa. Ciò può avvenire totalmente o solo in parte. Dal punto di vista del contratto questa formula di compravendita consiste in una locazione a cui si affianca l'opzione di acquisto. In pratica si dà la possibilità all'affittuario di acquistare in un secondo momento la casa a un prezzo stabilito alla firma del contratto di affitto e che rimarrà bloccato per un certo numero di anni. Se si esercita questa opzione, i canoni di affitto sono considerati in parte o in tutto come acconto per l'acquisto dell'immobile.

L'affitto a riscatto: caratteristiche e tipologia

Con la diminuzione dei mutui concessi dalle banche per l'acquisto della propria casa si sono diffuse sempre più formule alternative per la compravendita: ne esistono tante, che però non si sono ancora diffuse sul territorio italiano. Sono considerate nuove tipologie solo perché gli acquirenti e gli operatori del mercato immobiliare le hanno scoperte recentemente. Ad esempio, l'affitto con riscatto non è prevista dal Codice Civile: per alcuni aspetti la formula riprende quella del leasing:, tuttavia in questo caso l'acquisto della casa viene effettuato grazie una locazione la cui durata corrisponde più o meno a quella di un ipotetico mutuo. Al termine del contratto di affitto, l'inquilino ha l'opzione di riscatto della proprietà a un prezzo bloccato e concordato in precedenza. Anzi, il conduttore ha il diritto di acquisto della casa, tenendo conto degli importi versati fino a quel momento come canoni.

Alcuni possibili inconvenienti dell'affitto a riscatto

L'acquisto a riscatto può prevedere alcuni convenienti nel caso che si verifichino alcune situazioni: ad esempio, se l'impresa venditrice fallisce, l'acquirente può avere davvero dei seri problemi. Lo stesso accade nel caso in cui la casa venga pignorata. Inoltre, dato che l'affitto a riscatto non è una tipologia disciplinata e riconosciuta per legge, se l'acquirente decide di rinunciare all'acquisto dell'immobile per un qualsiasi contrattempo, perde le somme fino a quel momento versate. Infatti queste vengono conteggiate solo in caso di acquisto effettivo, altrimenti sono considerate come dei semplici canoni di locazione. D'altro lato, anche il venditore non può essere certo di aver venduto effettivamente l'immobile fino a quando l'inquilino non si impegna in tal senso. Al contrario, la casa deve rimanere a disposizione dell'inquilino per alcuni anni nella speranza l'acquisto venga perfezionato.

L'affitto a riscatto e la legislazione italiana

L'affitto a riscatto è presente in Italia fin dall'introduzione del Piano Casa di Amintore Fanfani. Questa formula contrattuale è stata poi rimodernata dall'articolo 23 del Decreto Sblocca Italia. In primo luogo è previsto l'obbligo di trascrivere nei registri immobiliari il contratto di affitto con opzione di riscatto. In questo modo viene assimilato ai contratti di compromesso o compravendita. Finché vale il contratto (la durata massima è stabilita in 10 anni) la trascrizione deve essere presente nei registri. In secondo luogo è stata introdotta la norma secondo cui parte della somma che l'affittuario versa al momento del rogito notarile per il godimento del bene viene considerata un acconto sul prezzo. Tuttavia alcuni esperti del settore immobiliare sottolineano come sarebbe stato meglio creare anche una nuova tipologia contrattuale per l'affitto a riscatto.

Domande frequenti

  • Qual è la differenza sostanziale tra affitto a riscatto e rent to buy?
    Nonostante siano spesso confusi, sono meccanismi diversi. Il rent to buy è principalmente un periodo di prova o preparazione: l'inquilino affitta la casa mentre lavora per ottenere il mutuo bancario necessario all'acquisto futuro, senza che vi sia necessariamente un vincolo di prezzo bloccato o un obbligo di acquisto. L'affitto a riscatto, invece, è un vero e proprio contratto di locazione con opzione di acquisto: il prezzo finale è già fissato alla firma del contratto e rimane bloccato per tutta la durata. Nel riscatto, i canoni pagati possono essere detratti dal prezzo finale se si decide di comprare, trasformando l'affitto in un piano di rateizzazione dell'immobile.
  • Cosa succede se decido di non comprare la casa dopo averla affittata a riscatto?
    Questa è una delle criticità principali di questa forma contrattuale. Poiché l'affitto a riscatto non è una tipologia autonoma codificata nel Codice Civile ma una combinazione di locazione e opzione, la normativa è rigida. Se decidi di recedere e non esercitare l'opzione di acquisto, perdi interamente le somme versate durante il periodo di locazione. Questi importi non ti verranno restituiti, poiché vengono considerati semplicemente come canoni di affitto maturati e non come acconti, salvo diversa e specifica pattuizione scritta nel contratto che preveda clausole di rimborso parziali, cosa rara. È fondamentale leggere attentamente il contratto prima della firma.
  • È obbligatorio registrare il contratto di affitto a riscatto?
    Sì, la registrazione è obbligatoria e cruciale. Secondo la normativa vigente (in particolare l'articolo 23 del Decreto Sblocca Italia), il contratto di locazione con opzione di riscatto deve essere trascritto nei registri immobiliari. Questa trascrizione serve a rendere opponibile ai terzi l'opzione di acquisto, proteggendo così l'interesse dell'inquilino-acquirente potenziale. La trascrizione deve essere mantenuta valida per tutta la durata del contratto, che non può superare i dieci anni. Senza questa formalità, l'operazione perderebbe gran parte della sua tutela legale, esponendo entrambe le parti a rischi significativi in caso di controversie o cambi di proprietà.
  • Quali sono i rischi principali per l'inquilino in un affitto a riscatto?
    I rischi principali derivano dalla mancanza di una disciplina giuridica specifica e completa. Innanzitutto, c'è il rischio finanziario legato alla perdita totale degli anticipi se si rinuncia all'acquisto. In secondo luogo, vi sono rischi legati alla stabilità del venditore: se l'impresa o il privato venditore fallisce o se l'immobile viene pignorato da creditori, la posizione dell'inquilino potrebbe trovarsi in una situazione di vulnerabilità giuridica complessa. Inoltre, poiché il prezzo è bloccato, se il valore di mercato della casa aumenta drasticamente rispetto al patteggiato, il venditore potrebbe essere tentato di trovare scappatoie per disdire il contratto, anche se la trascrizione offre una certa protezione.
  • Quanto dura solitamente un contratto di affitto a riscatto?
    La durata massima consentita dalla legge per il contratto di locazione con opzione di riscatto è di dieci anni. Questo limite temporale è stato introdotto per dare certezza del diritto e allinearsi alle tempistiche tipiche di un mutuo tradizionale. Durante questi anni, l'inquilino paga il canone mensile e accumula diritti sull'eventuale acquisto. Alla scadenza del termine, se non è stata esercitata l'opzione di acquisto, il contratto si estingue e l'inquilno deve restituire l'immobile. È importante verificare sempre la data di scadenza nel contratto, poiché eventuali proroghe devono essere gestite con attenzione per non invalidare la trascrizione o le garanzie legali associate.