Sostituzione lampadine a incandescenza

Illuminazione

Leggere l'etichetta delle lampadine a risparmio energetico

L'Unione Europea ha bandito le ormai datate lampade ad incandescenza, dando via libera alle lampadine a basso consumo. La sostituzione non ha ancora raggiunto il 100%, ma la strada è quella giusta.

di Redazione

27 dicembre 2013

Sostituzione lampadine a incandescenza

L'Unione Europea ha avviato ormai da tempo la battaglia alle lampade a incandescenza che, sempre più spesso, sono al centro di forti critiche a causa della loro lentezza nel riscaldarsi e del quantitativo di luce che sono in grado di produrre. Lentamente si stanno facendo strada, nella sostituzione di questa tipologia, le lampade a basso consumo (in grado di funzionare sfruttando circa 1/3 dell'energia necessaria per la vecchie lampadine a incandescenza). E' ovvio che un cambio del genere comporti una mutazione nelle nostre abitudini d'acquisto, dal momento che ora occorrerà prestare maggiore attenzione alle etichette poste sulle confezioni, le quali riporteranno numerose indicazioni, tra le quali il quantitativo di luminosità, espresso in Lumen. Considerando il Lumen quale unità di misura per la luminosità di una lampadina, si dovrà essere informati riguardo al suo valore effettivo. Principalmente la differenza consiste nel fatto che, a parità di Watt, una lampada a basso consumo offre un quantitativo di luminosità maggiore rispetto a quelle a incandescenza. Le etichette indicano inoltre la durata che, nel caso di una lampada a basso consumo, è di circa 5mila ore l'anno. Ovviamente tale misurazione non può essere giudicata universale, ma soggettiva alla frequenza di accensioni quotidiane. La stima di 5mila ore annue si basa su una frequenza di tre accensioni al giorno. E' possibile leggere poi anche qual è il colore della luce della lampada acquistata, che in realtà corrisponde alla temperatura di colore. Sotto questo aspetto, a differenza delle lampadine a incandescenza (il cui colore è unicamente bianco), quelle a basso consumo offrono una varietà alquanto ampia di temperature di colore. Sull'etichetta sono sempre riportati i gradi Kelvin della lampadina comprata, che risultano essere inversamente proporzionali alla temperatura di calore espressa. In pratica più alti sono i gradi Kelvin riportati più bassa è la temperatura di calore della luce. Un valore di riferimento è quello della lampadina con luce bianca (quella standard), che presenta 2700 gradi Kelvin.

Media di accensioni

Un dato molto importante è quello delle accensioni stimate prima del verificarsi di un guasto. Per quanto riguarda le lampadine a basso consumo, secondo una stima di tre accensioni quotidiane, il numero in questione varia da 3mila a 6mila. Inoltre occorre precisare che l'aumento di accensioni può accorciare la vita della lampada. A differenziare le vecchie lampadine dalle nuove è soprattutto però il tempo d'accensione. In quelle standard infatti occorrono alcuni minuti per poter ottenere il massimo della luminosità, mentre in quelle nuove è presente il cosiddetto fast start.

Modulazione di luce e misure

Molte lampade moderne non prevedono i normali dimmer bensì una modulazione della luce. Proprio per questa ragione sull'etichetta è possibile vedere un pittogramma che spiega al meglio tale funzionamento. E' necessario sapere inoltre che le prestazioni di queste nuove lampadine sono nettamente influenzate dalla temperatura delle stanze nelle quali si trovano. Anche in questo caso l'etichetta risulta utile, dal momento che indica le fasce di temperatura preferibili, aiutando a scegliere il luogo più adatto dove sistemare queste lampadine. Per non dover essere costretti a effettuare un acquisto al buio, con il rischio concreto che la lampada non si adatti al portalampada che si ha in casa propria, l'etichetta dovrà inoltre riportare necessariamente anche le misure del nuovo prodotto.

Smaltimento

Un fattore molto importante da tenere in considerazione quando si acquista una lampadina è lo smaltimento. Non si può infatti in alcun modo pensare alle lampadine, incandescenti o a basso consumo che siano, come a un qualsiasi altro rifiuto. Proprio per questo occorre informarsi adeguatamente, e ancora una volta giunge in nostro soccorso la confezione delle nostre lampade. Su di essa infatti sarà possibile leggere in che categoria di rifiuti speciali esse rientrano. Nello specifico rientrano tra i componenti elettronici, venendo ovviamente inseriti nello smaltimento differenziato.

Domande frequenti

  • Come interpretare correttamente la luminosità di una lampadina a risparmio energetico?
    Per valutare la reale intensità luminosa, devi guardare il valore dei Lumen (lm) indicato sull’etichetta, non i Watt. I Watt indicano solo il consumo energetico, mentre i Lumen misurano la quantità di luce emessa. Una lampadina a basso consumo produce molta più luce a parità di Watt rispetto a una tradizionale ad incandescenza. Ad esempio, per sostituire una vecchia lampadina da 60 Watt, cerca un equivalente a LED o CFL con circa 800 Lumen. Questo parametro ti permette di confrontare oggettivamente diverse marche e tecnologie senza affidarti alle vecchie abitudini di acquisto basate esclusivamente sulla potenza assorbita.
  • Cosa significano i gradi Kelvin sull’etichetta della lampadina?
    I gradi Kelvin (K) indicano la temperatura di colore della luce, ovvero se essa appare calda o fredda. Attenzione: c’è una controintuizione fisica. Valori bassi di Kelvin (es. 2700 K) corrispondono a una luce giallastra e calda, simile a quella delle vecchie lampadine ad incandescenza. Al contrario, valori più alti (es. 4000-6500 K) indicano luci bianche o bluastre, definite 'fredde'. Per ambienti domestici come camere da letto o salotti, si preferiscono solitamente i 2700 K per creare un’atmosfera rilassante. Sull’etichetta trovi sempre questo valore per scegliere l’effetto luminoso desiderato.
  • Quanto dura realmente una lampadina a basso consumo?
    La durata media indicata è di circa 5.000 ore, ma questo dato è basato su uno standard di utilizzo: tre accensioni al giorno. Se utilizzi la lampadina meno frequentemente, la durata potrebbe estendersi; se invece la accendi e spegni molte volte, la vita utile si riduce sensibilmente. Il ciclo termico richiesto dall’avviamento stressa i componenti interni. Pertanto, per massimizzare la longevità, evita di usare questi dispositivi in locali dove vengono accesi e spenti continuamente ogni pochi minuti, preferendoli per illuminazione fissa o aree poco frequentate.
  • Posso usare un dimmer per regolare l’intensità di queste lampadine?
    Non tutte le lampade a basso consumo sono compatibili con i tradizionali dimmer. Molte moderne utilizzano una modulazione elettronica della luce e richiedono dimmer specifici, come indicato dal pittogramma sull’etichetta. Utilizzare un dimmer non compatibile può causare sfarfallio, riduzione della durata della lampadina o malfunzionamenti. Prima dell’acquisto, verifica sempre se il prodotto è 'dimmerabile'. In caso affermativo, assicurati che il tuo interruttore sia compatibile con la tecnologia specifica (LED o CFL) per garantire un’esperienza d’uso corretta e sicura.
  • Come devo smaltire le vecchie lampadine a risparmio energetico?
    Le lampadine a basso consumo non vanno gettate nei rifiuti indifferenziati perché contengono sostanze inquinanti, come il mercurio, e sono considerate RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche). Devono essere conferite allo smaltimento differenziato, generalmente presso isole ecologiche comunali o punti di raccolta dedicati ai piccoli elettrodomestici. Controlla l’etichetta della confezione per la specifica categoria di rifiuto speciale. Lo smaltimento corretto protegge l’ambiente e permette il recupero dei materiali preziosi contenuti nella lampadina.