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Margotta

Aggiornato il 07 dicembre 20125 capitoli5 domande frequenti
margotta

La margotta

La margotta è un metodo che si usa al posto della comune talea ed ha il compito di riprodurre la pianta , facendo nascere le radici in un punto di un ramo senza però togliere la pianta che si deve formare, dalla madre. Solo quando la pianta avrà perfettamente attecchito al ramo, c’è la possibilità di toglierla e farla crescere per conto proprio invasandola o interrandola dove vogliamo. La margotta viene effettuata in tre modi e cioè la margotta semplice, la margotta di ceppaia e la margotta ad archetto o a propaggine semplice.

Come si effettua la margotta semplice

Questa tecnica fa si che la pianta sulla quale viene adottata, non risenta minimamente. Avviene soprattutto su piante ornamentali e tropicali. La tecnica si effettua incidendo un ramo che viene tagliato ad anello e poi si raschia delicatamente una piccola zona dopodiché tra legno e corteccia, si avvolge intorno a questa piccola incisione, un filo di ferro e si appoggiano degli ormoni radicali sulla “ferita” dell’albero. Infine si avvolge attorno all’incisione un foglio di plastica che deve chiudersi come un sacchetto. Questo prima di essere sigillato, verrà riempito con muschio , sabbia ed argilla da giardino. Il foglio di plastica con il quale viene effettuata questa operazione, deve necessariamente essere trasparente ed opaco. Infatti, se di colore scuro, non si riuscirà a vedere quando si formeranno dei capillari che man mano, cresceranno nel terriccio. La terra di questo sacchetto che viene preparato, non deve essere troppo bagnata ma neanche troppo secca ed allora, cercherete di controllare se vi appare nelle condizioni ideali. Se sentite che è troppo secca, con una siringa, dovrete inumidirla per bene. La margotta, potrà essere tolta dalla pianta madre, appena i capillari saranno sufficientemente lunghi ma questo può avvenire anche dopo diversi mesi. Non c’è però, una regola precisa.

Come si effettua la margotta di ceppaia

Questa tecnica viene generalmente usata per la riproduzione degli alberi da frutto ed è un metodo per la produzione di portainnesti clonati. La tecnica si applica sui nodi basali del ramo della pianta madre. Le piante madri vengono dimorate in luoghi particolari come serre o vivai e vengono lasciate ambientare qui per un anno e prima che riprendano a vegetare per il secondo anno, vengono recise totalmente della parte aerea. Sul moncone del fusto rimarranno delle gemme sulle quali nasceranno dei germogli. Appena questi raggiungono l’altezza di 10 centimetri, verranno ricoperti di terriccio e quando si allungano ulteriormente, si aggiungerà ancora altro terriccio fino a quando la base sarà interrata. Durante l’estate avviene il processo di rizogenesi cioè si cominciano a formare delle radici e prima che sopraggiunga la stagione invernale, i germogli potranno essere finalmente separati dalla pianta madre tagliandoli dal punto dove è avvenuta la loro, radicazione. Si ottengono così, le barbatelle e una pianta madre, detta ceppaia, se ben tenuta, può produrre gli innesti, per ben 20 anni.

Come si effettua la margotta ad archetto

La tecnica della margotta ad archetto, si effettua su piante da frutto o su piante ornamentali ed è forse la più semplice da usare. Si piega un ramo giovane e tenero di una pianta madre, lo si pianta nel terreno e lo si fa sbucare da un’altra parte del terreno stesso. E lo si fissa con un paletto di legno. Mentre la parte di ramo che sta sottoterra, formerà delle radici avventizie, la parte di ramo che si trova sulla superficie, germoglierà e si formerà una pianta nuova. Quando tutto il processo è avvenuto positivamente, il ramo può essere staccato dalla pianta madre. E’ bene però effettuare questa tecnica, prima del risveglio vegetativo della pianta.

Quando utilizzare la tecnica della margotta

Non tutte le piante si prestano all’utilizzo della tecnica della margotta. Questa va effettuata su quelle piante che radicano rapidamente infatti viene ampiamente usata per i bonsai. Tra le piante che si prestano a questa tecnica troviamo l’ulivo, il melograno e i ficus in genere. Le conifere al contrario, non trovano nessun tipo di riscontro tranne casi rarissimi in cui le radici riescono ad essere riprodotte. Per queste piante occorre utilizzare la tecnica tradizionale della talea anche se la margotta si utilizza proprio per ottenere piante di dimensioni maggiori rispetto a quelle ottenute per talea. Questa speciale tecnica viene usata per quegli alberi che hanno un aspetto esteticamente brutto ed incorreggibile ma che hanno un ramo sufficientemente lungo per poter agire sullo stesso. Si potrà ottenere infatti, un albero sano e con forti possibilità di correzione. Allo stesso modo, da una pianta con rami lunghi, si possono ottenere due esemplari. Se una pianta risulta avere una determinata parte con un aspetto malandato, si può ottenere un esemplare sano anche se strutturalmente più piccolo.

Domande frequenti

  • Qual è la differenza principale tra margotta e talea?
    La margotta differisce dalla talea perché le radici si formano mentre il ramo è ancora attaccato alla pianta madre, garantendo un apporto continuo di acqua e nutrienti. Nella talea, invece, il pezzo di pianta viene staccato immediatamente e messo a radicare in un substrato esterno. La margotta è ideale per specie difficili da radicare con il metodo classico e permette di ottenere esemplari più robusti e di grandi dimensioni fin dall'inizio, poiché il nuovo soggetto non subisce lo shock del distacco precoce.
  • Come si prepara il substrato per la margotta semplice?
    Per la margotta semplice, si avvolge l'incisione del ramo con un mix di muschio, sabbia e argilla da giardino. È fondamentale che il materiale sia umido ma non zuppo; se troppo secco, va irrigato con una siringa. Il tutto va racchiuso in una pellicola trasparente ma opaca, sigillata alle estremità. La trasparenza è necessaria per monitorare la formazione delle radici, mentre l'opacità protegge dai raggi solari diretti che potrebbero surriscaldare il substrato e danneggiare i giovani capillari.
  • Quando è il momento giusto per staccare la nuova pianta dalla madre?
    Il distacco avviene solo quando le radici sono ben sviluppate e sufficientemente lunghe da sostenere autonomamente la crescita. Non esiste un tempo fisso: può richiedere alcune settimane o diversi mesi a seconda della specie. Si consiglia di verificare visivamente attraverso la plastica trasparente la presenza di un fitto apparato radicale. Staccare prematuramente la margotta comprometterebbe il successo dell'operazione, esponendo il nuovo esemplare a rischi di disseccamento o morte.
  • Che cos'è la margotta di ceppaia e a cosa serve?
    La margotta di ceppaia è una tecnica utilizzata principalmente per produrre portinnesti clonati per alberi da frutto. Consiste nel tagliare completamente la parte aerea di una pianta madre, lasciando solo il tronco. Dalle gemme basali spunteranno nuovi germogli che, man mano che crescono, verranno progressivamente interrati. In estate si formeranno le radici e, prima dell'inverno, i germogli potranno essere separati. Una ceppaia sana può produrre nuovi soggetti per circa vent'anni.
  • Su quali piante è consigliabile applicare la margotta ad archetto?
    La margotta ad archetto è adatta a piante da frutto e ornamentali con rami flessibili e giovani, come ulivi, melograni e alcuni tipi di fichi. La tecnica consiste nel piegare un ramo verso il basso, interrarne una porzione e fissarla con un paletto, lasciando fuoriuscire la cima. È preferibile eseguirla prima del risveglio vegetativo. Al contrario, le conifere raramente rispondono bene a questa tecnica, richiedendo spesso metodi alternativi come la talea.

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