Terreno argilloso

Che cos’è il terreno argilloso

Ci vuole molto sforzo fisico per lavorare questo tipo di terreno. Questi si trovano spesso in zone alluvionali di pianura e sono poco apprezzati per quanto riguarda l’agricoltura perché veramente difficili da lavorare sia manualmente che con l’ausilio di mezzi meccanici. Il terreno però, ha il pregio di invasare parecchia quantità d’acqua e questo è un ottimo fattore specialmente per quelle colture che in estate, soffrono la siccità. Tuttavia la capacità di circolazione dell’aria su questi terreni, è molto lenta e difficoltosa e in più molte radici, hanno un vero è proprio declino per via di acido solfidrico contenuto nella terra. In poche parole, le radici vengono avvelenate. E’ purtroppo doveroso dire che questo tipo di terreno è veramente poco apprezzato dai contadini.
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Con l’aiuto di un agronomo, il terreno viene ammendato

Il terreno argilloso viene quindi considerato un terreno “pesante” dove non circola aria e dove c’è troppo ristagno d’acqua. Molti contadini usano la sabbia ma ciò non è una buona soluzione perché essa andrebbe ad ostruire quei pochissimi spazi vuoti che si trovano nel suolo e il terreno diventerebbe ancora più impermeabile. Un competente agronomo, serve proprio a questo. Diverse aziende si avvalgono della sua professionalità per aggirare il problema e per far si che le colture raggiungano un grado di crescita ottimale attraverso l’ammendamento del terreno. Le grandi aziende agricole, usano lavorare questo tipo di terreno, agendo in profondità. Lavorano la terra con mezzi meccanici e raggiungono la profondità di 90 centimetri. Qui depositano circa di letame bovino e di paglia per ogni ettaro. Con questi due elementi, il terreno diverrà più leggero. Occorre poi dare pendenza al suolo in modo che l’acqua si riversi sul fondo e non sulle coltivazioni direttamente. L’agronomia moderna permette di coltivare con il metodo delle aiuole sinergiche che sono un tipo di aiuole rialzate dove non è permesso all’acqua di ristagnare. La tecnica va applicata a mano perché usando trivelle o simili, il muro di terra diventerebbe troppo liscio e compatto e non permetterebbe alle radici di attecchire bene. Conviene perciò, usare dei punteruoli e di forchettoni che pungono la terra. La stessa aiuola rialzata, è costruita in maniera tale, da non creare un suolo calpestabile offrendo la massima permeabilità per aria e acqua. La presenza di questi due elementi, diviene fondamentale per le colture e sono le premesse più importanti affinchè un vegetale cresca rigoglioso e sano. L’ammendamento quindi, si rende estremamente necessario quando sopraggiungono queste condizioni di disagio.

  • Alcune note Nell’ambito delle differenti tipologie di terreno occorre sempre tenere a mente che il terreno ghiaioso è abbastanza diffuso e, a dire il vero, anche tra i meno amati tra tutti coloro che si avvicinan...

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Cosa coltivare su un terreno ammendato

Il terreno argilloso quindi anche se ben corretto, presenta sempre delle difficoltà ma alcune piantagioni nonostante la sua proverbiale inospitabilità, crescono rigogliose. Si tratta di quelle colture che hanno un apparato radicale fornito di radici che si rigenerano immediatamente. Il pero per esempio, ha radici capaci di comportarsi come una trivella e si spingono ad una certa profondità usufruendo appieno di tutte le risorse idriche. Hanno ottima probabilità di sopravvivere anche piante come la barbabietola da zucchero, la cicoria, la consolida ed il lupino. Ci sono piante poi, che addirittura mettono in atto una naturale strategia che permette loro di usufruire dei momenti favorevoli alla loro crescita come per esempio i cambi di stagione quando il passaggio dell’acqua pur essendo abbondante, non è mai eccessivo. E ‘ il caso di alcuni bulbi primaverili come quelli dei tulipano, dei narcisi e dei gladioli. Ci sono invece piante come la piantaggine che pur avendo radici profonde che trivellano il suolo come quelle del pero, pur di non soffocare, perde gran parte delle sue radici mantenendo solo quelle superficiali che trovandosi più vicine all’aria, riescono a respirare. Il discorso è identico per le primule e le polmonarie che quando la terra si asciuga, si seccano automaticamente, senza per questo morire. I mesi privilegiati per le piantine erbacee, sono quelli primaverili perché l’apparato radicale di queste piante, resiste all’aridità ma non all’umidità prolungata. Per gli arbusti e gli alberi, bisogna invece attendere l’inverno. Tuttavia se si vuole risolvere il problema definitivamente, occorre rivolgersi ad una ditta specializzata, come consiglierà lo stesso agronomo. Quest’ultima porrà in profondità, dei tubi di drenaggio. Gli operatori valuteranno diverse situazioni come i raccordi della canalizzazione, lo scolo dell’acqua e la pendenza del suolo. Se vi piacciono i rampicanti e vorreste piantarne alcuni, non fatelo sotto i muri di cinta dove i ristagni d’acqua sono notevoli. Se proprio volete, optate per il glicine che è una pianta rampicante che sopravvive a situazioni peggiori.