Diritto di prelazione abitazione

Regole e Tasse

Diritto di prelazione

Il diritto di prelazione può essere messo in atto in ambiti diversi, da quello locatario a quello testamentario, con risultati molto diversi tra loro.

di Redazione

06 ottobre 2016

Che cos'è il diritto di prelazione

Quando si parla di diritto di prelazione si fa riferimento a un vero e proprio istituto giuridico: in pratica consente a un soggetto, a parità di condizioni e all'interno di un negozio giuridico, di essere preferito a un altro. In genere viene messo in atto in un contesto abitativo, tuttavia vi possono essere diversi ambiti di applicazione. Il diritto di prelazione può essere realizzato dal punto di vista legale oppure risultare volontario. In quest'ultimo caso si segue quando previsto dal Codice Civile (ex articolo 1322) e dalla libertà contrattuale. In pratica una parte decide di dare volontariamente la prelazione a una precisa e determinata controparte. Al contrario il diritto di prelazione legale può anche non prevedere un accordo tra le parti coinvolte in quanto segue semplicemente le disposizioni di legge.

Il diritto di prelazione testamentario

Esistono due grandi ambiti in cui si può parlare di diritto di prelazione: uno di questi riguarda le norme per la successione ereditaria. In questo caso il coerede vuole alienare la sua quota a una terza persona estranea all'asse ereditaria; di conseguenza ha l'obbligo di notificare agli altri coeredi la proposta di alienazione e la cifra riguardante. I coeredi possono esercitare il diritto di prelazione, secondo quanto previsto dal Codice Civile all'articolo 738, entro due mesi dal momento in cui ricevono l'ultima comunicazione in tal senso. Nel caso che i coeredi non abbiano ricevuto notifiche, hanno diritto di riscattare in maniera diretta dall'acquirente la quota in questione. Al tempo stesso bisogna tenere a mente che il diritto di prelazione riguarda anche le compravendite e le locazioni abitative.

Il diritto di prelazione in ambito locatario

Il diritto di prelazione in ambito locatario viene definito e regolamentato dall'articolo 38 della legge 392. Di conseguenza il soggetto privilegiato è il conduttore che affitta l'immobile posto in vendita. La stessa legge prevede, all'articolo 39, che per i beni a uso abitativo è obbligatoria la notifica dell'intenzione di vendita da parte del proprietario al conduttore attraverso l'ufficiale giudiziario. Nel documento devono essere indicate la cifra richiesta e le modalità di pagamento; se interessato, il conduttore può esercitare il diritto di prelazione entro 60 giorni. In alcuni casi, tuttavia, non si può mettere in atto il diritto di prelazione locatario: ciò vale nell'eventualità in cui il conduttore sia egli stesso comproprietario dell'immobile oppure se vi è una situazione di comunione ereditaria. In questo caso sono i coeredi a essere i soggetti privilegiati.

Cosa bisogna tenere a mente

Il diritto di prelazione in ambito abitativo è regolato dalla normativa 431/1998, nell'eventualità che si voglia affittare di nuovo l'immobile o si decida di venderlo. In questo caso il proprietario nega il rinnovo contrattuale (facoltà che ha sempre a disposizione al momento in cui scade il contratto di affitto stesso), così da vendere l'abitazione locata a una terza persona. In alternativa è possibile che siano necessari effettuare interventi di ristrutturazione di un certo rilievo sull'immobile: di conseguenza, se il conduttore rimane all'interno dell'abitazione, costituisce un ostacolo alla messa in opera dei lavori. Al tempo stesso è anche possibile che l'immobile locato faccia parte di un edificio da ricostruire integralmente. Di conseguenza il diritto di prelazione è attuabile soltanto nel primo caso e il locatario viene favorito durante la trattativa.

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Domande frequenti

  • Come funziona il diritto di prelazione per un coinquilino o coerede che vuole vendere la propria quota?
    Nel caso di successioni ereditarie, se un coerede intende vendere la propria quota a un terzo esterno all'eredità, deve obbligatoriamente notificare agli altri coeredi la proposta di acquisto e il prezzo offerto. I coeredi hanno il diritto di prelazione, ovvero la priorità di acquisto a parità di condizioni, entro due mesi dal ricevimento dell'ultima comunicazione. Se non vengono effettuate le dovute notifiche, i coeredi mantengono il diritto di riscattare direttamente la quota dall'acquirente esterno, tutelando così la composizione del patrimonio familiare o associato contro ingressi indesiderati.
  • Quali sono i tempi e le procedure per esercitare la prelazione come inquilino di un appartamento in vendita?
    Per gli immobili adibiti ad uso abitativo, il proprietario deve comunicare al conduttore (inquilino) l'intenzione di vendita tramite ufficiale giudiziario, indicando chiaramente il prezzo e le modalità di pagamento. L'inquilino dispone di 60 giorni di tempo per esercitare il diritto di prelazione, potendo così acquistare l'immobile alle stesse condizioni offerte da terzi. Questa tutela è fondamentale per garantire stabilità abitativa, permettendo all'inquilino di trasformarsi in proprietario senza subire lo sfratto per nuova vendita, salvo casi specifici di comunione ereditaria dove prevalgono i diritti degli altri coeredi.
  • In quali situazioni il diritto di prelazione dell'inquilino non si applica o viene escluso?
    Il diritto di prelazione locatario non trova applicazione se l'inquilino è già comproprietario dell'immobile venduto, poiché in tal caso si applicano le norme sulla prelazione tra coeredi o condomini. Inoltre, la prelazione non opera se esiste una situazione di comunione ereditaria che coinvolge l'immobile, favorendo invece gli altri coeredi. È importante distinguere tra vendita e semplice mancato rinnovo contrattuale: se il proprietario decide di non rinnovare il contratto per vendere a terzi, la prelazione è attiva; se invece vende per necessità di ristrutturazione grave o ricostruzione totale, le dinamiche legali cambiano e la tutela dell'inquilino potrebbe essere limitata.
  • Cosa succede se il proprietario vende l'immobile senza avvisare l'inquilino?
    La mancata notifica dell'intenzione di vendita all'inquilino tramite ufficiale giudiziario costituisce una violazione procedurale. Tuttavia, questo errore non rende nullo automaticamente il contratto di vendita stipulato con il terzo acquirente. La tutela principale per l'inquilino in questo caso consiste nella possibilità di agire legalmente per ottenere il risarcimento dei danni subiti a causa della lesione del suo diritto di prelazione. Per evitare contestazioni future, è essenziale che il proprietario rispetti scrupolosamente gli obblighi di comunicazione preventiva, inserendo nel documento ufficiale tutte le informazioni essenziali sulla transazione economica.
  • Qual è la differenza tra prelazione legale e prelazione volontaria?
    La prelazione legale nasce direttamente dalle disposizioni di codice civile o leggi speciali (come la 392/1978 per le locazioni) e si applica indipendentemente dalla volontà delle parti, obbligando il venditore a offrire prima l'immobile ai soggetti titolari del diritto. La prelazione volontaria, invece, deriva dalla libertà contrattuale ex articolo 1322 del Codice Civile: una parte decide spontaneamente di riconoscere tale privilegio a una specifica controparte attraverso un accordo privato. Mentre la prima è imposta dalla norma per tutelare interessi sociali o familiari, la seconda è uno strumento negoziale flessibile scelto liberamente dai contraenti.