Chiodi e Viti

Viti

Articolo su tutto ciò che c'è da sapere sulle viti: Su cosa sono le viti, sulle varie tipologie di testa o di innesto, sugli usi che se ne fanno, su dove e su come possono essere reperite.

di Redazione

16 giugno 2012

Che cos'è:

La vite è un oggetto utilizzato in edilizia per fissare fra loro due o più oggetti, e in linguaggio specifico, viene definita “una macchina semplice capace di rendere il moto circolare in moto rettilineo”. L’ invenzione di questo oggetto, secondo la tradizione, si dovrebbe ad Archita, un matematico greco, ma il principio del loro funzionamento, secondo Proclo, fu poi spiegato da Apollonio di Perga, che dimostrò come l’ elica cilindrica fosse una curva omeomeria. In Europa, la prima apparizione delle viti si vide nel quindicesimo secolo, ma non trovarono subito una grande diffusione. Fu soltanto nel diciottesimo secolo, quando fu inventato un sistema per la loro produzione in massa che divennero un oggetto abbastanza comune: fu un ingegnere britannico Henry Maudslay a brevettare un tornio capace di fabbricare delle viti nel 1797, mentre l’ anno successivo, negli stati uniti, David Wilkinson brevettò un macchinario molto simile. Le produzione di viti raggiunse il suo apice però, durante la seconda guerra mondiale, quando le nazioni alleati sentirono la necessità di scambiarsi fra loro componenti e pezzi di ricambi.

Vite semplice:

Con viti semplici si intendono quelle viti che si avvitano sul materiale da trattare e da ancorare ad un’ altro materiale tramite un filetto complementare praticato nel pezzo di materiale. Esso può essere sia preparato prima dell’ intrusione della vita, quindi tramite un trapano, come ad esempio avviene per materiali come l’ acciaio, molto duri, sia creato dalla vite stessa, che essendo inserita all’ interno del materiale crea un solco ove va inserita. Quest’ ultimo metodo viene utilizzato in particolare nel caso del legno o dell’ osso, e le viti capaci di generare dei solchi da sé, ovvero dei filetti, vengono chiamati autofilettanti. In genere queste ultime sono munite di una punta all’ estremità che permette loro di creare un foro all’ interno del materiale. Oltre alle viti autofilettanti, è possibile trovare anche delle viti trilobate, chiamate anche “automaschianti”. Queste ultime sono particolari a causa della particolare forma del loro gambo, che invece di essere a sezione cilindrica è a sezione trilobata, e pertanto esse riescono a costruire un filetto metrico durante il primo avvitamento, e quando vengono smontate è possibile sostituire con delle comuni viti metriche.

Bulloni:

Il bullone consiste in una coppia composta da una vite e da un dato, che ovviamente può essere anche smontata e divisa. In genere,quando si parla di bulloni, si intende una vite avente una testa a forma esagonale o anche a forma cilindrica, anche se quest’ ultimo caso è molto più raro. L’ accoppiamento dei pezzi si ha quando questi vengono forati, e facendo attraversare il foro comune da una vite, a cui poi viene aggiunto o avvitato il dato al lato opposto. Ovviamente, per evitare lo scivolamento all’ interno del foro e quindi la perdita del fissaggio, la vite deve avere necessariamente una testa con dimensioni maggiori del foro. Ovviamente i fori all’ interno dei quali deve passare la vite non devono essere filettati, in quanto la vite deve scorrere in modo libero e fluido, così come la vite, che non deve essere filettata su tutta la lunghezza, ma soltanto nella parte più bassa, ove si deve inserire il dado, in quanto non è di nessuna necessità che la vite sia filettata su tutta la lunghezza. In altri casi, si sceglie di utilizzare delle viti del tutto filettate, in cui i dadi vengono inserite ad entrambe le estremità, in modo tale che i due dadi possano essere smontati indipendentemente l’ uno dall’ altro.

Materiali di costruzione:

Le viti e i bulloni vengono prodotte con moltissime tipologie di materiali, anche se quasi sempre vengono scelti materiali molto robusti e difficili da piegare o da spezzare, come ad esempio l’ acciaio o l’ ottone. Ovviamente è chiaro che questi materiali sono soggetti ad agenti corrosivi, come ad esempio la ruggine, e questo potrebbe causare non pochi problemi, soprattutto ove le viti sono di fondamentale importanza in quanto hanno il ruolo di stabilire la resistenza di una determinata struttura e la sua stabilità. In questi casi, si cerca di scegliere delle viti resistenti agli agenti corrosivi, come ad esempio le viti costituite con acciaio inossidabile, titanio e bronzo, anche se in genere è molto più comune applicare sulle viti dei rivestimenti elettrotici, come zincatura, brunitura, nichelatura, ramatura, bronzatura o decrometizzazione, per garantire una maggiore resistenza alla corrosione. Dove poi le viti non devono garantire un’ altissima forma di unione, ovvero quando esse non sono sottoposte a particolari sollecitazioni e quindi quando non si necessita di materiali particolarmente resistenti, per garantire un’ altissima resistenza ad agenti corrosivi, oltre all’ acciaio e ai materiali suddetti, possono essere scelti anche materiali plastici, come ad esempio il nylon e il teflon, mentre negli isolatori elettrici vengono necessariamente utilizzate delle viti create con vetro e con porcellana. Ovviamente, non tutte le strutture e lo tutti gli scopi per cui le viti vengono utilizzate sono uguali: vi sono, infatti, delle condizioni in cui una vite è di particolare importanza perché deve tenere agganciate fra loro delle travi particolarmente importanti per una struttura, o dei casi in cui una vite serve semplicemente per tener ferma un quadro o una mensola al muro, o anche casi in cui una vite serve a tener fissi due parti di uno stesso dispositivo. Pertanto, a non tutte le viti viene richiesta la stessa resistenza, in quanto non tutte le viti lavorano in determinate condizioni, devono avere la stessa forza di unione, devono sopportare la stessa intensità e frequenza di sollecitazioni, devono contrastare lo stesso peso. Pertanto, è chiaro che dove vi sia la necessità di tensioni particolarmente elevate, non può essere applicato un bullone poco resistente, il quale infatti facilmente cederebbe, dando vita a danni e a incidenti anche molto, molto gravi, così come ove è richiesta una bassa tensione un bullone molto resistente sarebbe del tutto inutile, anzi dannoso perché molto più ingombrante della vite che in realtà sarebbe idonea. Pertanto, in commercio, la testa di viti e bulloni è provvista di una sigla o di particolari simboli, che indicano che la classe del materiale utilizzato per la loro creazione. Inoltre, quando le viti si trovano ad operare in situazioni di temperature estreme, ovvero in zone ad altissime o a bassissime temperatura, bisogna utilizzare viti particolari capaci di resistere all’ infragilimento da bassa temperatura o a mantenere comunque una buona resistenza anche ad alte temperature.

Tipologie di viti:

Vi sono varie tipologie di viti sul mercato, che differiscono fra loro per vari fattori. Sicuramente, bisogna catalogare le varie tipologie in base ai fattori che differiscono da una vite all’ altra, per analizzarle le peculiarità. Innanzitutto, partendo dalla testa, vdiamo che in tutto si hanno sei differenti tipologie di “teste”: si ha la vite con testa cilindrica chiamata vite “TC”, la vite con testa “a bottone”, la vite con “testa tonda”, la vite con testa bassa e rotonda (più schiacciata della testa tonda), chiamata TMT, la vite con testa piana chiamata vite tPS, e la vite con testa a goccia chiama TGS. Per quanto riguarda i viti di innesti, ne esistono di vari. Con “tipologia di innesto” ovviamente si intende la conformazione che il giravite deve avere per poter svitare o avvitare quella particolare tipologia di vite, ovvero la figura e la sagoma che una particolare tipologia di vite possiede. Sicuramente i tipi di innesti più utilizzati sono quelli a taglio e quelli a stessa, chiamato Philips, che vengono facilmente reperiti sul mercato. Non mancano però altri attacchi che fanno si che l’ innesto, il giravite o ciò che si trova “Intorno” alla vite possa danneggiarsi, mentre altri ancora sono stati studiati e realizzati per facilitare il montaggio e l’ avvitatura nella produzione di serie. Ma analizziamo da vicino i tipi di innesti: 1. Innesto a taglio: le viti che hanno questa tipologia di innesto sono provviste, sulla testa, di un solo taglio che le percorre da un’ estremità all’ altra, perfettamente dritto. 2. Philips: le viti con tipo di innesto a croce hanno un taglio a forma di croce al loro centro, il che permette di utilizzare il cacciavite facilmente e impedendo che questo scivoli. Ai lati del taglio vi sono delle svasature che permettono, in situazioni di forte resistenza, al giravite di sollevarsi. 3. Pozidriv: si tratta di un tipo di innesto simile a quello a croce, ma che non prevede svasature, ma bensì ha quattro scanalature minori. Su di esso può operare un giravite a croce, ma non può accadere il contrario. 4. Torx: questo tipo di innesto prevede una scanalatura a forma di stella con sei punte arrotondate alle estremità, e in genere è utilizzato,come meccanismo antimanomissione, nei computer Apple. 5. Esagonale: si ha quando la testa s ha un foro con forma esagonale. Viene anche chiamato “brucola, Allen o TCE (Testa Cava Esagonale). 6. Robertson: è un innesto che prevede, sulla testa della vite, un solco di forma quadrata, utilizzato per lo più in Canada. 7. Tri-Wing: tipologia di innesto che prevede una sorta di taglio a forma di “y” arrotondata. Ovviamente poi si hanno altre tipologie di innesto che è possibile reperire sul mercato. Quelle elencate sono semplicemente le più comuni. Naturalmente le viti differiscono fra loro non solo per gli elementi sopra detti, come il solco che viene praticato sulla loro testa o per la tipologia di innesto di cui si servono: esse, infatti, differiscono anche in base alla grandezza della vite, al tipo di filettatura che possiedono, al materiale di cui sono costituite. L’ importante, è scegliere sempre quella tipologia più opportuna e utile, che fa al proprio caso, magari facendosi indicare le più appropriate dai commessi all’ interno dei negozi cui ci si reca per comperarle.

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Domande frequenti

  • Qual è la differenza principale tra una vite semplice e un bullone?
    La distinzione fondamentale risiede nel sistema di fissaggio e nella presenza di un elemento complementare. La vite semplice si avvita direttamente in un materiale preforato o crea il suo filetto autonomamente (nel caso delle autofilettanti per legno o plastica), agendo da sola per ancorare i pezzi. Il bullone, invece, è un insieme composto da due elementi distinti: la vite (con testa spesso esagonale) e un dado. Si utilizza quando i materiali da unire sono forati e non filettati; la vite passa attraverso i fori e il dado viene avvitato sull'altra estremità per stringere il giunto. A differenza della vite, il bullone non deve essere filettato su tutta la lunghezza, ma solo nella parte inferiore dove incontra il dado.
  • Come riconoscere il cacciavite giusto in base alla testa della vite?
    Per scegliere l'utensile corretto, bisogna osservare la sagoma impressa sulla testa della vite. L'innesto a taglio richiede un cacciavite a punta piatta, con una lama singola dritta. L'innesto Philips (a croce) necessita di un cacciavite a croce standard ed è progettato per auto-centrare, riducendo il rischio di slittamento grazie alle svasature laterali. Il Pozidriv, simile alla croce, presenta quattro scanalature aggiuntive minori e richiede un utensile specifico per un migliore grip. Altri tipi comuni includono il Torx (stella a sei punte arrotondate, spesso usato per antimanomissione), l'esagonale interno (Allen, che richiede una chiave a brugola) e il Robertson (quadrato, tipico del mercato canadese). Usare l'attrezzo sbagliato può danneggiare la vite e l'utensile.
  • Quale materiale scegliere per le viti in esterni o ambienti umidi?
    In ambienti esterni o umidi, la corrosione (ruggine) è il nemico principale. Sebbene l'acciaio e l'ottone siano robusti, richiedono protezioni. Per massime prestazioni contro la corrosione, si preferiscono acciaio inossidabile, titanio o bronzo. Una soluzione più economica e diffusa è l'applicazione di rivestimenti elettrolitici come la zincatura, la brunitura, la nichelatura o la cromatura, che creano una barriera protettiva. Per applicazioni dove il carico meccanico è basso e la resistenza chimica è prioritaria, si possono usare plastiche come nylon o teflon. È fondamentale verificare la classe di resistenza della vite, indicata da sigle sulla testa, per assicurarsi che il materiale scelto sopporti le sollecitazioni specifiche del tuo progetto senza ossidarsi prematuramente.
  • Cosa sono le viti autofilettanti e automaschianti?
    Le viti autofilettanti sono progettate per creare il proprio filetto nel materiale su cui vengono inserite, senza bisogno di un foro filettato preventivo. Sono ideali per materiali morbidi come il legno o la plastica, e presentano una punta affilata che funge da trivella per aprire il percorso. Le viti automaschianti (o trilobate) sono una variante particolare: il loro gambo ha una sezione trilobata anziché cilindrica. Durante il primo avvitamento, questa forma speciale 'maschia' il materiale creando un filetto metrico preciso. Il vantaggio principale è che, una volta rimosse, permettono di sostituire la vite autofilettante con una vite metrica standard, garantendo una tenuta superiore e facilitando eventuali manutenzioni future con componenti universali.
  • Perché alcune viti hanno teste diverse (piana, tonda, a bottone)?
    La forma della testa determina come la vite si posiziona rispetto alla superficie del materiale e qual è l'estetica finale del fissaggio. La testa tonda (TC) sporge leggermente ed è adatta quando non si vuole asportare materiale. La testa tonda schiacciata (TMT) offre un profilo più basso mantenendo una certa elevazione. La testa piana (TPS) è progettata per essere avvitata fino a spianarsi completamente sulla superficie, richiedendo una svasatura preventiva nel materiale per nascondere la testa. La testa a goccia (TGS) è un compromesso intermedio. La scelta dipende dalle esigenze strutturali (spessore disponibile) ed estetiche: se la vite deve rimanere invisibile, si opta per la testa piana; se la priorità è la velocità di installazione senza preparazioni complesse, si scelgono teste tonde o a bottone.

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