Orto

Coltivazione fave

Le piante di fave appartengono alla famiglia delle leguminose. Come tutti sanno, i suoi frutti sono dei legumi allungati, di forma cilindrica o appiattita, con l'estremità a punta. La fava è un ortaggio annuale originario dell'Asia.

di Redazione

07 dicembre 2012

Coltivazione fave

Le piante di fave appartengono alla famiglia delle leguminose. Come tutti sanno, i suoi frutti sono dei legumi allungati, di forma cilindrica o appiattita, con l'estremità a punta. La fava è un ortaggio annuale originario dell'Asia.

Informazioni generali sulle fave

In natura esistono quattro sottospecie di fava a seconda delle dimensioni dei semi e precisamente: la Major Harz, con semi piuttosto grossi e un baccello lungo fino a 25 cm (es. le cultivar degli orti); l'Equina Pers, nota come favetta, con baccello clavato, molto usata come foraggio; la Minor Beck (conosciuta anche come favino) dal baccello molto corto; la Paugyuga, che è di origini indiane e ha semi piccolissimi. Questa pianta a fecondazione autogama presenta un apparato radicale fittonante. Una parte delle radici ha batteri azotofissatori (scientificamente denominati Rhizobium leguminosarum). Le foglie sono formate da 5-6 foglioline ellittiche. Il fusto è cavo, ramificato alla base. Può essere alto fino a 130 cm. I fiori sono raccolti in racemi. Ognuno di questi racemi ha alcuni fiori pentameri, fino a sei, di colore bianco, con striature nere. Ogni singolo frutto contiene 6-8 semi. Questa pianta diventa lunga 1 metro circa.

Le buone regole da seguire per procedere alla coltivazione delle fave

Diciamo subito che la fava è una pianta che soffre il caldo, mentre riesce a sopportare bene il freddo anche sotto zero gradi. In parole povere soffre sia la siccità che le gelate. Si adatta quindi molto bene alle zone costiere o comunque alle zone che hanno un clima temperato e di conseguenza è molto diffusa e apprezzata anche in Italia. La semina deve essere fatta in autunno oppure all'inizio dell'inverno e il raccolto potrà essere cominciato sei mesi dopo, avendo cura di cominciare dai baccelli più maturi. Ogni 10 mq di terreno produce 7-8 kg di fave fresche. Nelle zone fredde è invece consigliato seminare in primavera, anche se in questo secondo caso la durata del ciclo di produzione risulterà dimezzato. Questa pianta preferisce terreni in parte argillosi, ben drenati. Bisogna fare attenzione ad evitare la formazione di ristagni d'acqua.

Come procedere alla semina

Prima della semina il terreno va preparato e spianato con l'uso dei classici strumenti della vanga e del rastrello, avendo cura di eliminare le erbacce. Le fave hanno infatti un apparato radicale notevole, che non deve incontrare ostacoli. Bisogna fare dei buchi profondi 5 cm utilizzando un punteruolo di legno e mettervi 3-4 semi in filari distanziati 50-60 cm, così da permettere alle singole piante di avere spazio sufficiente per svilupparsi nel modo migliore. Posizionati i semi, si può subito procedere a una prima blanda annaffiatura. Per ottenere una germinazione più celere, si possono tenere a bagno i semi per alcuni giorni prima della semina. Le somministrazioni del fondamentale nutrimento acqua andranno rinnovate quando il terreno risulterà secco e quindi saranno commisurate alle situazioni ambientali contingenti delle singole stagioni. Da notare che la coltivazione di fave si coniuga perfettamente con quella di patate (si chiama tecnica della consociazione).

Le operazioni di manutenzione ordinaria da eseguire nella coltivazione delle piante di fava

Durante le fasi di accrescimento il coltivatore deve cimare le piantine, anche per prevenire la minaccia di infestazioni di afidi. A volte, a causa di una produzione eccessiva di frutti, si rende necessario dotare le piante di un tutore, soprattutto se l'area risulta particolarmente ventilata. La fava necessita di un particolare trattamento conosciuto col nome di rincalzatura. Esso serve a proteggerla dal freddo. Concretamente si tratta di accumulare terra attorno al fusto, utilizzando una vanga, appena le piante germogliano, con lo scopo di isolarle dal freddo e anche dal possibile attacco di erbe infestanti. Necessaria anche la cosiddetta sarchiatura, che consiste in una lavorazione del suolo che garantisce una certa ossigenazione al terreno e anche una migliore permeabilità. Per quanto riguarda le indispensabili operazioni di concimazione, il concime migliore per la coltivazione delle fave risulta essere il fosfato di ammonio, un sale di ammonio dell'acido cloridrico. Come fertilizzanti vanno però benissimo i residui delle precedenti coltivazioni. Le radici di queste piante assicurano infatti di per sé la fertilizzazione della terra anche per le coltivazioni successive.

La fava in cucina

Il frutto della fava può essere mangiato sia cotto che crudo. Ci sono però persone faviche, che soffrono di un'intolleranza all'assunzione di questo frutto, che oggi viene diagnosticata fin dalla nascita con un semplice esame del sangue. A tavola possiamo consigliare l'abbinamento con salumi e pancetta affumicata. E' perfetta per la preparazione di zuppe vegetali facilmente digeribili.

I nemici delle fave

L'Aphis fabae (o Afide nero della fava) è l'insetto che attacca maggiormente le fave. Tra le malattie più gravi vanno segnalate la micidiale Muffa grigia e l'Antracnosi della fava.

Domande frequenti

  • Quando è il momento giusto per seminare le fave?
    La semina delle fave dipende principalmente dal clima della tua zona. Nelle aree con inverni miti o costiere, il periodo ideale è l'autunno o l'inizio dell'inverno, permettendo un raccolto dopo circa sei mesi. Al contrario, nelle regioni caratterizzate da rigide gelate, è preferibile posticipare la semina alla primavera. In questo secondo caso, bisogna considerare che il ciclo produttivo sarà significativamente più breve rispetto alla semina autunnale. Scegliere il momento corretto è essenziale per evitare che le giovani piantine subiscano danni da freddo intenso o, viceversa, che la pianta soffra troppo il caldo estivo precoce.
  • Come si prepara il terreno e a quale profondità interrare i semi?
    Prima di seminare, è fondamentale preparare il terreno eliminando accuratamente le erbacce e livellandolo con vanga e rastello, poiché le fave sviluppano un apparato radicale fittonante che non deve incontrare ostacoli. Durante la semina, si praticano buchi profondi circa 5 centimetri. In ogni buco vanno inseriti 3-4 semi. È importante rispettare una distanza tra i filari di almeno 50-60 centimetri: questo spazio è cruciale per consentire alle singole piante di svilupparsi senza competizione. Dopo aver posizionato i semi, si effettua una leggera annaffiatura per favorire la germinazione.
  • Quali interventi di manutenzione sono necessari durante la crescita?
    La manutenzione delle fave richiede alcune azioni specifiche. Appena le piante germogliano, esegui la rincalzatura, ovvero accumula terra alla base del fusto per proteggerle dal freddo e dalle infestanti. Successivamente, durante la fase di accrescimento, devi cimare le piantine: questa operazione aiuta a prevenire attacchi di afidi. Se le piante producono molti frutti o crescono in zone ventose, fornisci loro un tutore per sostenerle. Inoltre, pratica regolarmente la sarchiatura per ossigenare il suolo e mantenere concimazioni leggere, magari utilizzando residui colturali precedenti che arricchiscono naturalmente il terreno grazie ai batteri azotofissatori presenti nelle radici.
  • Quali sono i principali parassiti e malattie da temere?
    I nemici principali delle fave includono l'Aphis fabae, comunemente noto come afide nero, che attacca frequentemente la pianta causando deformazioni e indebolimento. Per quanto riguarda le patologie fungine, le più pericolose sono la muffa grigia e l'antracnosi. La muffa grida può distruggere rapidamente i baccelli, specialmente in condizioni di elevata umidità. Per prevenire questi problemi, è utile garantire una buona circolazione dell'aria evitando ristagni idrici, effettuare la cimatura per ridurre il rischio di afidi e monitorare costantemente lo stato sanitario delle piante, intervenendo tempestivamente con trattamenti specifici se necessario.
  • È vero che le fave fanno male ai soggetti con favismo?
    Sì, è assolutamente vero. Le fabe contengono sostanze (favina e convallarina) che possono scatenare una grave reazione emolitica nei soggetti affetti da carenza di G6PD, condizione nota come favismo. Questa intolleranza è genetica e spesso diagnosticabile fin dalla nascita tramite esami del sangue. Chi soffre di favismo deve evitare rigorosamente il consumo di fave crude o cotte, nonché prodotti derivati. Per il resto della popolazione, le fave sono un alimento nutriente, ricco di proteine e fibre, e possono essere consumate sia crude che cotte, ad esempio in zuppe o abbinamenti con salumi.