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Potare bonsai

Aggiornato il 07 dicembre 20125 capitoli5 domande frequenti
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Potare bonsai

Molti non sanno che creare un bonsai vuole dire soprattutto guidare una piantina lungo un particolare percorso di crescita, nel costante rispetto del suo equilibrio biologico di essere vivente, da crescere con amore.

Una ricerca estetica a metà tra gusto per il paradossale e passione sperimentale. Viaggio nei segreti dell'arte bonsaistica

E' bene chiarire subito che, quando si parla di bonsai, non si intende fare riferimento, in modo semplicistico, a un tipo specifico di pianta, come molti erroneamente pensano, ma ad una vera e propria forma di espressione artistica, dall'esito assai suggestivo, collegata al mondo della natura. L'abilità del manipolatore consiste nella capacità di coltivare, a volte per anni, dei vegetali collocati all'interno di minuscoli vasi, portandoli ad avere caratteristiche ben precise, a seconda del proprio gusto soggettivo. Per capire meglio di cosa stiamo parlando, diciamo subito che il termine "bon" vuol dire contenitore, mentre "sai" significa, letteralmente, educare e quindi, in senso più lato e pertinente al caso in questione, coltivare. Tale parola viene dall'Oriente. Per la precisione è di origine giapponese, ma, ad onor del vero, va detto che la tecnica è nata in Cina. Finalità dell'arte bonsaistica è ottenere una pianta che rispetti canoni ben precisi. Deve cioè avere un tronco di forma conica, foglie molto piccole e riprodurre su scala l'armonia naturale di una pianta di normali dimensioni. A causa delle modeste dimensioni del vaso, molti temono che il bonsai possa soffrire, perché costretto a vivere in un'area troppo angusta, allo stesso modo del canarino rinchiuso in una piccola gabbia, che gli impedisce di volare libero e felice. Non è così: questo pregiudizio nasce solo dall'ignoranza in materia. Il bonsai sofferente, infatti, non darebbe alla luce fiori o piccoli frutti. Al contrario, finirebbe per morire. Una qualità paradossale del bonsai è proprio quella di esprimere una notevole energia, una forza misteriosamente trattenuta, per poi sviluppare tanta qualità e armonia. Più in generale i popoli orientali manifestano la loro immensa passione per l'arte di dare un certo ordine formale agli elementi della natura attraverso la tecnica dell'Ikebana e nel concetto di Sheishi. E in questo sono molto diversi dagli occidentali, che a volte sembrano rassegnati al disordine. L'Ikebana è l'arte di comporre fiori, che richiede speciali doti di buon gusto. Il concetto di Sheishi si può invece tradurre nella capacità di conferire una forma precisa alla natura. Ha un chiaro fondamento filosofico e perfino implicazioni di ordine religioso. Il bonsai può nascere da semi, margotta, taleazione o da piante colte nel mondo naturale. Le sue peculiarità si valutano in base alla struttura delle radici (dovrebbero disporsi a raggiera, con la parte iniziale visibile), al tronco (eretto oppure sinuoso, a seconda dei particolari effetti ricercati), ai rami (i più robusti dovrebbero espandersi lateralmente), alle foglie (restano piccole se la procedura di defogliazione periodica è eseguita in modo corretto, così da favorire la ricrescita di foglie più piccole) e all'apice, cioè la zona terminale della pianta, che è anche il simbolo esteriore della sua vitalità. Se ad esempio una piantina presenta l'apice spezzato, non si considera di buona qualità e quindi il suo valore scende.

L'importanza della potatura ai fini della buona crescita della piantina bonsai

Deve chiarirsi che uno dei segreti relativi a questa particolare tecnica risiede nella potatura, che segue regole ben precise. E' del tutto evidente che una pianta, pur di ridotte dimensioni, per crescere sana e quindi sopravvivere nel medio e lungo periodo all'interno di uno spazio vitale molto limitato, deve sviluppare una forza, ma al tempo stesso un equilibrio, fuori dall'ordinario, che non può che derivare dalla cura estrema di chi la segue costantemente, durante la sua complessa evoluzione. In particolare è necessario procedere alla potatura delle radici cosiddette fittonanti, vale a dire penetranti nella profondità della terra, potare i rametti in modo corretto ed effettuare il rinvaso periodico rigenerante.

Le varie modalità della potatura: le radici. L'importanza di una corretta manutenzione

Come già accennato, la potatura delle radici altro non è che un mero intervento di manutenzione della piantina che, al momento del trapianto, deve essere privata delle parti marce, dannose per la salute complessiva del bonsai, con conseguente accorciamento delle medesime, prima di procedere al rinvaso della pianta. Una curiosità: esistono dei bonsai di origine tropicale, che a volte mostrano radici aeree, cioè che si sviluppano dai rami. Possono essere tagliate se producono un effetto negativo rispetto all'immagine complessiva di una pianta curata nei dettagli per realizzare una piccola meraviglia del mondo vegetale che non lascia indifferenti, per una misteriosa e raffinata fragilità, che rimanda a una dimensione spirituale. A questo punto della nostra trattazione, il lettore forse si domanderà: "Perché le attività di potatura del bonsai sono tanto importanti?". Semplice rispondere: perché è proprio con la potatura, che il curatore riesce a dare alla pianta la forma desiderata, facendola così coincidere con l'immagine originaria del suo progetto.

La potatura dei germogli, delle foglie e dei rami

I germogli più grandi devono essere eliminati senza esitazione. L'obiettivo di tale operazione è quello di stimolare la crescita dei rami meno robusti, in modo da conferire più facilmente la forma desiderata alla cosiddetta chioma, cioè alla parte superiore. Nelle conifere la potatura dei germogli deve essere fatta tra giugno e luglio. Nel caso delle Cariamone va fatta appena dopo l'uscita delle foglie dei germogli. In presenza di una pianta pesantemente potata quando è stata trapiantata, è meglio rimandare la rimozione dei germogli a un momento in cui il bonsai mostra di essersi sviluppato maggiormente ed è quindi diventato più forte e sano. Per quanto riguarda la potatura delle foglie, diciamo subito che non deve essere eseguita sulle conifere. Va praticata nel caso di piante che si mostrano particolarmente ricche di foglie. Bisogna però avere cura che un pezzo del picciolo rimanga saldo alla pianta. L'operazione di potatura delle foglioline deve essere eseguita preferibilmente qualche mese dopo il trapianto, per dare all'organismo tutto il tempo necessario per ambientarsi al meglio nella nuova collocazione. Veniamo infine alla potatura dei rami. Serve per migliorare le capacità respiratorie del bonsai e quindi il suo sviluppo rapido e armonioso, ma anche per favorire la penetrazione dei raggi solari, col loro indispensabile nutrimento energetico. Qual è il momento migliore per procedere? In autunno-inverno, quando è bene rimuovere i rami secchi e quelli che appaiono in evidente eccesso. In primavera si può invece eliminare quelli lunghi al punto di stonare con l'equilibrio complessivo della sagoma della piantina. Da notare che i tagli, da eseguire alla base dei singoli rami, devono essere obliqui. L'opera d'arte della quale parlavamo all'inizio della nostra guida è infinita, nel senso che se è vero che la pianta non smette di crescere, è altrettanto vero che il suo curatore deve continuare a seguirla con scrupolo e attenzione, perché la stessa non finisca per assumere forme o caratteristiche non gradite o, peggio, ammalarsi.

Domande frequenti

  • Qual è il momento giusto per potare i rami di un bonsai?
    La potatura dei rami principali si effettua generalmente in due momenti distinti dell'anno per garantire la salute della pianta. In autunno-inverno è consigliabile rimuovere i rami secchi, malati o quelli in evidente eccesso che disturbano l'equilibrio estetico. In primavera, invece, si interviene sui rami troppo lunghi che sporgono dalla sagoma desiderata. È fondamentale eseguire i tagli alla base dei rami con un'inclinazione obliqua per favorire il drenaggio dell'acqua piovana e prevenire marciumi. Questa pratica migliora inoltre la circolazione dell'aria e la penetrazione della luce solare, essenziali per lo sviluppo armonioso della chioma.
  • Si possono potare le foglie del bonsai e quando farlo?
    La potatura delle foglie non va mai effettuata sulle conifere, poiché queste piante necessitano dell'intero apparato fogliare per la fotosintesi. Si pratica invece sulle specie decidue particolarmente folte, con l'obiettivo di ridurre la grandezza delle foglie e stimolare la ricrescita di esemplari più piccoli e armoniosi. L'operazione va eseguita preferibilmente alcuni mesi dopo il rinvaso, permettendo alla pianta di ambientarsi nel nuovo substrato senza stress aggiuntivi. Durante il taglio, bisogna fare attenzione a lasciare sempre un piccolo tratto del picciolo ancorato al ramo per evitare danni al tessuto vegetale e infezioni.
  • Come e quando potare i germogli di un bonsai?
    La potatura dei germogli ha lo scopo di stimolare la ramificazione laterale e definire la forma della chioma. Per le conifere, l'intervento ideale avviene tra giugno e luglio, mentre per altre specie come le Carmona si agisce subito dopo la fuoriuscita delle nuove foglie. Se la pianta è stata sottoposta a una potatura radicale pesante durante il rinvaso, è saggio rimandare la cimatura dei germogli finché la pianta non si è ripresa e rafforzata. Eliminare i germogli più vigorosi permette alle risorse della pianta di concentrarsi sui rami secondari, creando una struttura più densa e bilanciata.
  • È necessario potare le radici del bonsai durante il rinvaso?
    Sì, la potatura radicale è una fase cruciale del rinvaso periodico, necessaria per mantenere la pianta in vita nel vaso ristretto. Durante il trapianto, si rimuovono le radici fittonanti (quelle che crescono verticalmente verso il basso) e quelle marce o danneggiate, accorciando il sistema radicale per favorire la nascita di nuove radichette fini e capillari. Questo processo rigenera il terreno e previene il deperimento della pianta. Nei bonsai tropicali, si possono tagliare anche le radici aeree se compromettono l'estetica complessiva, garantendo comunque che la pianta mantenga la sua stabilità e nutrizione.
  • Quanto spesso va fatto il rinvaso di un bonsai?
    La frequenza del rinvaso dipende dall'età e dalla specie del bonsai. Generalmente, i giovani alberi crescono rapidamente e richiedono un rinvaso ogni 2-3 anni per sostituire il terreno impoverito e potare le radici. Gli esemplari adulti e vecchi, la cui crescita è rallentata, possono attendere fino a 5-7 anni tra un intervento e l'altro. Il rinvaso coincide quasi sempre con la potatura radicale e permette di controllare la forma della base del tronco e delle radici superficiali (nebari). Un terreno fresco e ben drenato è essenziale per evitare il marciume radicale e garantire una lunga vita alla pianta.

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