Potare bonsai

Potare bonsai

Molti non sanno che creare un bonsai vuole dire soprattutto guidare una piantina lungo un particolare percorso di crescita, nel costante rispetto del suo equilibrio biologico di essere vivente, da crescere con amore.
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Una ricerca estetica a metà tra gusto per il paradossale e passione sperimentale. Viaggio nei segreti dell'arte bonsaistica

bonsaiE' bene chiarire subito che, quando si parla di bonsai, non si intende fare riferimento, in modo semplicistico, a un tipo specifico di pianta, come molti erroneamente pensano, ma ad una vera e propria forma di espressione artistica, dall'esito assai suggestivo, collegata al mondo della natura.

L'abilità del manipolatore consiste nella capacità di coltivare, a volte per anni, dei vegetali collocati all'interno di minuscoli vasi, portandoli ad avere caratteristiche ben precise, a seconda del proprio gusto soggettivo.

Per capire meglio di cosa stiamo parlando, diciamo subito che il termine "bon" vuol dire contenitore, mentre "sai" significa, letteralmente, educare e quindi, in senso più lato e pertinente al caso in questione, coltivare.

Tale parola viene dall'Oriente. Per la precisione è di origine giapponese, ma, ad onor del vero, va detto che la tecnica è nata in Cina.

Finalità dell'arte bonsaistica è ottenere una pianta che rispetti canoni ben precisi.

Deve cioè avere un tronco di forma conica, foglie molto piccole e riprodurre su scala l'armonia naturale di una pianta di normali dimensioni.

A causa delle modeste dimensioni del vaso, molti temono che il bonsai possa soffrire, perché costretto a vivere in un'area troppo angusta, allo stesso modo del canarino rinchiuso in una piccola gabbia, che gli impedisce di volare libero e felice.

Non è così: questo pregiudizio nasce solo dall'ignoranza in materia.

Il bonsai sofferente, infatti, non darebbe alla luce fiori o piccoli frutti. Al contrario, finirebbe per morire.

Una qualità paradossale del bonsai è proprio quella di esprimere una notevole energia, una forza misteriosamente trattenuta, per poi sviluppare tanta qualità e armonia.

Più in generale i popoli orientali manifestano la loro immensa passione per l'arte di dare un certo ordine formale agli elementi della natura attraverso la tecnica dell'Ikebana e nel concetto di Sheishi. E in questo sono molto diversi dagli occidentali, che a volte sembrano rassegnati al disordine.

L'Ikebana è l'arte di comporre fiori, che richiede speciali doti di buon gusto.

Il concetto di Sheishi si può invece tradurre nella capacità di conferire una forma precisa alla natura. Ha un chiaro fondamento filosofico e perfino implicazioni di ordine religioso.

Il bonsai può nascere da semi, margotta, taleazione o da piante colte nel mondo naturale.

Le sue peculiarità si valutano in base alla struttura delle radici (dovrebbero disporsi a raggiera, con la parte iniziale visibile), al tronco (eretto oppure sinuoso, a seconda dei particolari effetti ricercati), ai rami (i più robusti dovrebbero espandersi lateralmente), alle foglie (restano piccole se la procedura di defogliazione periodica è eseguita in modo corretto, così da favorire la ricrescita di foglie più piccole) e all'apice, cioè la zona terminale della pianta, che è anche il simbolo esteriore della sua vitalità. Se ad esempio una piantina presenta l'apice spezzato, non si considera di buona qualità e quindi il suo valore scende.

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L'importanza della potatura ai fini della buona crescita della piantina bonsai

bonsaiDeve chiarirsi che uno dei segreti relativi a questa particolare tecnica risiede nella potatura, che segue regole ben precise. E' del tutto evidente che una pianta, pur di ridotte dimensioni, per crescere sana e quindi sopravvivere nel medio e lungo periodo all'interno di uno spazio vitale molto limitato, deve sviluppare una forza, ma al tempo stesso un equilibrio, fuori dall'ordinario, che non può che derivare dalla cura estrema di chi la segue costantemente, durante la sua complessa evoluzione.

In particolare è necessario procedere alla potatura delle radici cosiddette fittonanti, vale a dire penetranti nella profondità della terra, potare i rametti in modo corretto ed effettuare il rinvaso periodico rigenerante.


Le varie modalità della potatura: le radici. L'importanza di una corretta manutenzione

Come già accennato, la potatura delle radici altro non è che un mero intervento di manutenzione della piantina che, al momento del trapianto, deve essere privata delle parti marce, dannose per la salute complessiva del bonsai, con conseguente accorciamento delle medesime, prima di procedere al rinvaso della pianta.

Una curiosità: esistono dei bonsai di origine tropicale, che a volte mostrano radici aeree, cioè che si sviluppano dai rami. Possono essere tagliate se producono un effetto negativo rispetto all'immagine complessiva di una pianta curata nei dettagli per realizzare una piccola meraviglia del mondo vegetale che non lascia indifferenti, per una misteriosa e raffinata fragilità, che rimanda a una dimensione spirituale. A questo punto della nostra trattazione, il lettore forse si domanderà: "Perché le attività di potatura del bonsai sono tanto importanti?". Semplice rispondere: perché è proprio con la potatura, che il curatore riesce a dare alla pianta la forma desiderata, facendola così coincidere con l'immagine originaria del suo progetto.


La potatura dei germogli, delle foglie e dei rami

potare un bonsaiI germogli più grandi devono essere eliminati senza esitazione. L'obiettivo di tale operazione è quello di stimolare la crescita dei rami meno robusti, in modo da conferire più facilmente la forma desiderata alla cosiddetta chioma, cioè alla parte superiore.

Nelle conifere la potatura dei germogli deve essere fatta tra giugno e luglio.

Nel caso delle Cariamone va fatta appena dopo l'uscita delle foglie dei germogli.

In presenza di una pianta pesantemente potata quando è stata trapiantata, è meglio rimandare la rimozione dei germogli a un momento in cui il bonsai mostra di essersi sviluppato maggiormente ed è quindi diventato più forte e sano.

Per quanto riguarda la potatura delle foglie, diciamo subito che non deve essere eseguita sulle conifere. Va praticata nel caso di piante che si mostrano particolarmente ricche di foglie. Bisogna però avere cura che un pezzo del picciolo rimanga saldo alla pianta.

L'operazione di potatura delle foglioline deve essere eseguita preferibilmente qualche mese dopo il trapianto, per dare all'organismo tutto il tempo necessario per ambientarsi al meglio nella nuova collocazione.

Veniamo infine alla potatura dei rami. Serve per migliorare le capacità respiratorie del bonsai e quindi il suo sviluppo rapido e armonioso, ma anche per favorire la penetrazione dei raggi solari, col loro indispensabile nutrimento energetico.

Qual è il momento migliore per procedere? In autunno-inverno, quando è bene rimuovere i rami secchi e quelli che appaiono in evidente eccesso.

In primavera si può invece eliminare quelli lunghi al punto di stonare con l'equilibrio complessivo della sagoma della piantina.

Da notare che i tagli, da eseguire alla base dei singoli rami, devono essere obliqui.

L'opera d'arte della quale parlavamo all'inizio della nostra guida è infinita, nel senso che se è vero che la pianta non smette di crescere, è altrettanto vero che il suo curatore deve continuare a seguirla con scrupolo e attenzione, perché la stessa non finisca per assumere forme o caratteristiche non gradite o, peggio, ammalarsi.



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