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Infiltrazioni tetto: come trovare il punto esatto

Aggiornato il 01 ottobre 20264 capitoli
Ispezione visiva del manto di copertura

Dove guardare prima: manto di copertura e raccordi

Le infiltrazioni tetto si manifestano quasi sempre lontano dal punto in cui l'acqua è entrata, quindi parti dall'interno senza fermarti lì: la macchia sul soffitto segna il punto di caduta, cioè dove la goccia ha trovato un ostacolo dopo aver corso per metri lungo una trave, un pannello isolante o la membrana sottotegola. Segna a matita la posizione e riportala in copertura misurando dalle pareti o dalla linea di gronda, così avrai un riferimento affidabile quando sarai sul tetto. Poi dedica tempo all'ispezione visiva del manto di copertura, muovendoti verso monte rispetto al segno: su una falda l'acqua arriva sempre da sopra. Cerca tegole fessurate, coppi scivolati, elementi sollevati dal vento e malta mancante lungo colmo e displuvi. I punti più delicati sono i raccordi, perché lì il manto si interrompe: le scossaline attorno a camini e canne fumarie, i faldali di lucernari e abbaini, il compluvio dove due falde convergono e l'acqua si concentra. Controlla anche grondaie e pluviali, dato che un canale ostruito dalle foglie fa tracimare l'acqua verso l'interno della gronda, sotto il primo corso di tegole. Una lettura attenta della copertura ti restringe il campo di ricerca senza smontare nulla.

Test con l'acqua: bagna per fasce, dal basso verso l'alto

Se dall'alto non vedi un danno evidente, il test con l'acqua resta il metodo più affidabile per confermare l'ipotesi. Scegli una giornata asciutta, usa una canna con getto diffuso e fatti aiutare da una persona che resti all'interno con una torcia puntata sulla zona sospetta. Lavora per fasce, dal basso verso l'alto: bagna prima il corso di tegole vicino alla gronda, attendi qualche minuto, poi sposta il getto una fascia più in su e ripeti. Se bagnassi subito il colmo l'acqua scorrerebbe su tutta la falda e la goccia comparirebbe senza dirti da dove è passata; procedendo per gradi, il momento in cui l'acqua si affaccia all'interno ti indica la fascia responsabile. Prova i raccordi uno per volta, prima il piano della scossalina e poi il risvolto verticale contro la muratura. Sui tetti piani il ragionamento cambia: allaga una porzione limitata e osserva i risvolti della guaina sui muretti, i giunti e gli imbocchi dei bocchettoni di scarico, dove l'impermeabilizzazione cede più spesso. Un igrometro a contatto aiuta a mappare le zone umide del tavolato, ma considera i valori come un confronto tra punti vicini, non come una misura assoluta dell'infiltrazione.

Riparazioni puntuali e sicurezza quando sali sul tetto

Individuata la fascia, valuta con onestà se il lavoro è alla tua portata. Sostituire una tegola o un coppo rotto è semplice: solleva con delicatezza gli elementi del corso superiore, sfila il pezzo danneggiato e mettine uno identico per formato e sagoma, perché un modello diverso non si sovrappone bene e lascia un varco. Sulle fessure sottili puoi stendere un sigillante poliuretanico o ibrido per esterni, ma solo su superficie asciutta e ripulita da muschio e polvere, e sapendo che è una riparazione di contenimento: non rimette in sesto un elemento arrivato a fine vita. Se la scossalina è corrosa o il risvolto si è staccato dal muro, conviene rifare il raccordo invece di tamponarlo un'altra volta. Sui tetti piani la toppa in guaina bituminosa si applica a freddo o a fiamma su supporto asciutto, con sormonti generosi e bordi ben premuti. In ogni caso la sicurezza viene prima del risultato: imbracatura ancorata a punti certificati, calzature con buona aderenza, nessun appoggio su lastre in fibrocemento e nessun passaggio su superfici bagnate. Se la falda è ripida, se il manto è ammalorato in più zone o se sospetti che l'acqua abbia bagnato l'isolante, affida l'intervento a un lattoniere attrezzato: ti costa meno che rifare il lavoro due volte.

Manutenzione e controlli per non ritrovarsi con le perdite

Chiusa la perdita, il modo per non ritrovarsi a cercare una nuova infiltrazione è un controllo a cadenza fissa, di solito a fine autunno e dopo le piogge più violente. Pulisci grondaie, pluviali e bocchettoni, perché il ristagno è la causa più banale di acqua che risale sotto le tegole, e verifica che i coppi di colmo siano ancora fermi e le scossaline aderenti. Guarda anche il sottotetto, dove nascono i falsi allarmi: una barriera al vapore lacerata o una ventilazione insufficiente producono condensa che macchia il tavolato come farebbe una perdita, e ti manderebbero a cercare un foro che non esiste. Se la copertura ha molti anni o se l'acqua è ricomparsa in punti diversi, un'indagine termografica eseguita da un tecnico individua le zone umide senza aprire il manto e ti permette di programmare un rifacimento parziale, invece di tornare ogni stagione sullo stesso tratto di tetto. Poche ore di controllo all'anno ti risparmiano il rifacimento di intonaci e isolante.

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