Misurare lo sviluppo della gronda prima di scegliere il parafoglie
Prima di ordinare il parafoglie per grondaie prendi un metro flessibile e misura il canale: non la larghezza vista da terra, ma lo sviluppo, cioè la larghezza della lamiera piana da cui il profilo è stato sagomato. È il dato con cui lavorano i lattonieri ed è lo stesso che i produttori usano per dimensionare i filtri. Sulle case di abitazione lo sviluppo più diffuso resta quello da 33 cm, i tetti con falde ampie montano spesso canali da 40 cm, mentre pensiline, garage e piccoli corpi di fabbrica si fermano su misure più contenute. Se la gronda è a cassetta, come capita su verande, logge e balconi chiusi, verifica se rientra in una misura commerciale o se è stata piegata su misura: nel secondo caso orientati su reti in rotolo o su profili adattabili, che si tagliano con le forbici da lamiera e seguono la forma del canale. Una misura sbagliata non si vede dal cortile, ma si paga alla prima pioggia d'autunno, perché il filtro appoggia male, si muove al vento e lascia fessure proprio dove le foglie trovano il passaggio.
Plastica, alluminio o acciaio inox: materiali e tipi di maglia
Definita la misura resta da scegliere il materiale, e qui pesano il clima della zona e gli anni di tranquillità che cerchi. I profili in plastica costano poco e si maneggiano senza fatica, quindi vanno bene per un intervento rapido o per una gronda di servizio, ma sole e gelo con il tempo li irrigidiscono e tendono a imbarcarli. L'alluminio sta nel mezzo: leggero, non ossida in modo visibile, abbastanza rigido da non cedere sotto il peso della neve. L'acciaio inox è quello che dura di più e si ripaga perché non lo sostituisci. Una cautela che i lattonieri conoscono bene: se il canale è in rame, cerca un parafoglie in rame o in inox ed evita alluminio e acciaio zincato, perché il contatto fra metalli diversi bagnati dalla pioggia innesca corrosione galvanica. Il secondo criterio è la trama. Guarda cosa cade dalle piante intorno a casa: con aghi di pino, semi piccoli o molto polline serve una rete a maglia fine, altrimenti il materiale passa e si deposita sul fondo. Con latifoglie dalle foglie larghe, platani o aceri, una griglia più aperta lavora meglio, perché smaltisce la pioggia battente senza trattenere il fogliame sopra il filtro.
Montare il parafoglie da soli: clip, incastri e profili adesivi
Il montaggio del parafoglie per grondaie si fa con le mani e poco altro, e questo lo rende uno dei lavori di manutenzione del tetto più alla portata di chi se la cava col fai da te. Nei modelli a clip appoggi il profilo dentro il canale, lo fai scorrere sotto il bordo del coppo o della prima fila di tegole e agganci la molletta al bordo anteriore arrotondato della gronda, premendo fino allo scatto. Le clip si trovano in nero o in grigio argento e dal basso si notano appena. Se invece hai scelto un profilo adesivo o a incastro, pulisci bene la lamiera da terra, foglie marce e residui di calcare e aspetta che sia perfettamente asciutta, altrimenti il nastro non tiene una stagione. Procedi per tratti di un metro o due e sovrapponi i pezzi nel senso in cui scorre l'acqua, verso il pluviale, così nessun lembo si solleva e non restano fughe dove le foglie si infilano. Lavora con una scala appoggiata su un piano stabile, spostandola spesso invece di allungarti di lato, e non scaricare mai il peso sulla gronda: il canale regge la pioggia, non una persona. Un'ora di lavoro ben fatta ti risparmia le pulizie in equilibrio di novembre.
Controlli stagionali e lavoro sicuro sulla scala
Nessun filtro azzera la manutenzione, ma la rende rara e breve: con il parafoglie montato bastano due ispezioni all'anno, una in primavera dopo la caduta di polline e infiorescenze e una a fine autunno, quando gli alberi si sono spogliati del tutto. Controlla che sopra la rete non si siano formati tappeti di muschio o croste di polline, perché sono loro a rallentare il deflusso più delle foglie intere, e passa la superficie con un getto d'acqua o una spazzola a setole morbide. Lascia da parte spatole e spazzole metalliche, che deformano la maglia fine e graffiano i trattamenti protettivi. Approfitta del giro per guardare la bocca del pluviale, il punto in cui gli intasamenti partono quasi sempre, e per tagliare i rami che arrivano a sfiorare il tetto. Sali su una scala ben salda, in due se puoi, e rinuncia al controllo se il tetto è bagnato o c'è vento. Uno scarico libero tiene l'acqua lontana dalle murature e dalle fondazioni, e ti evita gli aloni di umidità e le muffe che compaiono sulla facciata quando la gronda trabocca.





