Il limite di potenza: dove leggerlo e come si calcola
Prima di collegare un apparecchio che scalda, cerca il solo dato che conta davvero: quanti watt regge la ciabatta multipresa che hai in mano. Il valore non è uguale per tutti i modelli ed è stampato sull'etichetta, di solito sul retro del corpo o vicino all'imbocco del cavo, insieme alla tensione e all'amperaggio. Le multiprese certificate per 16 ampere dichiarano circa 3500 W, mentre molti modelli economici si fermano a 1500 W, e la differenza cambia completamente ciò che puoi attaccarci. Conta anche la presa a muro in cui la infili, perché nella catena comanda sempre il limite più basso: una presa italiana da 10 A regge circa 2300 W, una da 16 A o una Schuko arrivano a circa 3680 W. Se sull'etichetta trovi solo gli ampere, moltiplicali per 230 volt e ottieni i watt disponibili. Annotare quel numero su un pezzo di nastro adesivo applicato alla ciabatta ti evita di andare a memoria ogni volta che sposti una stufetta da una stanza all'altra.
Quanto assorbe una stufetta elettrica e cosa resta per il resto
Il confronto con una stufetta elettrica, a questo punto, è presto fatto. Gli apparecchi che scaldano per effetto Joule, cioè termoventilatori, radiatori al quarzo, alogeni e caloriferi a olio, assorbono quasi tutta la potenza che una presa domestica concede: i modelli più diffusi hanno una posizione intermedia intorno a 1000 W e la massima a 2000 W, e al massimo non lasciano margine per nient'altro. Su una multipresa economica dichiarata per 1500 W la stufetta al secondo livello è già fuori limite da sola; su una da 3500 W un margine resta, ma te lo esauriscono in fretta un ferro da stiro, un asciugacapelli o un microonde collegati nella stessa fila. Valuta anche il contratto di casa, perché il limite non è solo quello della ciabatta: nelle utenze domestiche la potenza impegnata è in genere di 3 kW, con una disponibilità di circa 3,3 kW, quindi due apparecchi a resistenza accesi insieme ti portano vicino al distacco del contatore. Se devi scaldare un ambiente per più di qualche minuto, dai alla stufetta una presa a muro tutta sua: è il modo più semplice di non dover fare calcoli ogni volta che accendi qualcos'altro.
Ciabatte in cascata e cavi arrotolati: il calore non perdona
Le somme, però, non funzionano come sembra quando colleghi una ciabatta a un'altra ciabatta. I limiti non si sommano: vale il più basso della catena, e la corrente di tutti i dispositivi passa comunque nel cavo e nei contatti della prima multipresa, che è quella che si surriscalda. Lo stesso discorso riguarda le prolunghe lasciate avvolte sul tamburo o arrotolate dietro un mobile, perché il calore prodotto dal cavo non trova modo di disperdersi. Qui entra in gioco un dettaglio che spiega molti incendi domestici: il calore cresce con il quadrato della corrente, quindi il venti per cento di corrente in più non produce il venti per cento di calore in più, ne produce circa il quaranta. È la ragione per cui un sovraccarico modesto ma prolungato è pericoloso quanto uno grande e breve. E il punto che cede per primo quasi mai è il filo, è il contatto: una spina inserita a metà, un morsetto allentato, una presa consumata dagli anni, dove la resistenza è più alta e il calore si concentra in pochi millimetri. Srotola sempre il cavo per intero e lascia la multipresa all'aria, non sotto un tappeto né schiacciata contro il divano.
Il salvavita non ti copre: i controlli che devi fare tu
Non contare sul quadro elettrico per fermare un sovraccarico sulla ciabatta. Il differenziale, quello che in casa tutti chiamano salvavita, misura la corrente che se ne va verso terra e protegge le persone dalla folgorazione, ma non ha alcun modo di accorgersi che una multipresa sta portando tremila watt. A intervenire sul sovraccarico è il magnetotermico, un dispositivo diverso pur stando nello stesso quadro, e il suo compito è proteggere i cavi dell'impianto fisso dentro il muro: un interruttore da 16 A lascia passare senza protestare una corrente che una ciabatta dichiarata per 1500 W non regge, così la plastica si deforma prima che il quadro reagisca. L'unico controllo che resta, quindi, lo fai tu con le mani e con il naso. Una multipresa tiepida al tatto è già un segnale da prendere sul serio; plastica ingiallita, odore di bruciato, annerimenti intorno agli alveoli o scintille all'inserimento significano sostituzione immediata, non uso più prudente. Se le prese a muro non bastano proprio dove ti serve il calore, fai valutare a un elettricista l'aggiunta di un punto presa dedicato: risolvi il problema alla radice invece di spostarlo da una ciabatta all'altra.





