Da dove partire: struttura, basamento e tenuta all'acqua
Prima di isolare una casetta da giardino per usarla in inverno, verifica che la struttura sia adatta al cambio di destinazione. Una casetta nata come deposito ha spesso pareti in perline sottili, un basamento quasi a contatto con il terreno e una copertura con guaina semplice: coibentare senza risolvere queste condizioni significa chiudere l'umidità dentro il legno. Controlla che il basamento sia sollevato e ventilato, che l'acqua piovana non ristagni attorno al perimetro e che il tetto non abbia infiltrazioni, perché un isolante bagnato perde gran parte della sua capacità e favorisce la muffa. Tratta poi il legno esterno con un impregnante protettivo, se non lo è già, e sigilla le fessure tra le tavole con un sigillante elastico per legno. Decidi in questa fase se intervenire dall'interno o dall'esterno: la coibentazione interna è la più praticabile per il fai da te, si fa con qualsiasi tempo e non altera l'aspetto della casetta, ma sottrae qualche centimetro di spazio. Quella esterna è tecnicamente più corretta perché avvolge l'intera struttura senza interruzioni, ma richiede un nuovo rivestimento e giornate asciutte per i lavori.
Isolare le pareti dall'interno: telaio, isolante e freno al vapore
Il metodo più diffuso per coibentare le pareti di una casetta in legno dall'interno ricalca quello delle case a telaio: fissa alle perline una struttura di listelli verticali, con uno spessore pari a quello dell'isolante scelto e un interasse adatto alla larghezza dei pannelli, poi inserisci il materiale negli spazi tra un montante e l'altro senza lasciare vuoti. Lana minerale, fibra di legno e pannelli in poliuretano sono le opzioni più usate: la lana e la fibra di legno sono traspiranti e si tagliano con un semplice coltello, i pannelli rigidi rendono di più a parità di spessore e convengono quando ogni centimetro conta. Anche con pareti sottili, pochi centimetri di isolante cambiano in modo sensibile la sensazione di freddo; se lo spazio lo permette, aumenta lo spessore. Sul lato caldo dell'isolante stendi un freno al vapore, sormontando i teli di circa 10 centimetri e nastrando giunti e perimetro: serve a evitare che l'aria umida dell'ambiente attraversi la parete e condensi a contatto con il legno freddo. Chiudi infine con un rivestimento, come perline, pannelli di legno o cartongesso, su cui potrai fissare mensole e portautensili del laboratorio.
Pavimento e tetto: dove si perde più calore
Isolate le pareti, le dispersioni maggiori restano in basso e in alto, e un pavimento gelido rende sgradevole restare ore in piedi al banco da lavoro o seduti alla scrivania. Se la casetta poggia su travetti sollevati da terra, il modo più pulito è intervenire da sotto o, se lo spazio non è accessibile, smontare le tavole e posare l'isolante tra i travetti, con una membrana traspirante verso il basso che impedisca all'umidità del terreno di risalire. Se invece il pavimento è una platea in cemento o le tavole poggiano direttamente sul basamento, costruisci un nuovo piano con listelli, isolante rigido negli interspazi e un pannello di legno sopra: perdi qualche centimetro in altezza ma guadagni un piano calpestabile asciutto e tiepido. Per il tetto procedi come per le pareti, inserendo l'isolante tra le travi della copertura dall'interno e chiudendo con freno al vapore e rivestimento. Il tetto è la parte più esposta a vento, pioggia e neve, quindi prima di coibentarlo verifica guaina e scossaline, e preferisci materiali leggeri come la lana minerale o la fibra di legno per non caricare una struttura pensata per reggere poco. Se la casetta ha il soffitto piano e un sottotetto inutilizzato, isolare quel solaio è ancora più semplice e dà subito risultati.
Infissi, ventilazione e riscaldamento per lavorarci davvero
Tutto il lavoro sulle pareti rende poco se porta e finestre sono quelle originali, con vetro singolo e battute che lasciano passare l'aria. Applica guarnizioni adesive in gomma o silicone lungo i battenti, aggiungi un paraspifferi alla base della porta e valuta se sostituire i vetri singoli con un vetrocamera o, con una spesa minore, con un secondo vetro montato all'interno del telaio. Attenzione però a non rendere la casetta ermetica: con una persona che lavora, colle, vernici o semplicemente il respiro, l'umidità interna sale in fretta e senza ricambio d'aria finisce sui vetri e sul legno. Prevedi una griglia di aerazione bassa e una alta, oppure apri la finestra per qualche minuto più volte al giorno. Per scaldare uno spazio così piccolo basta di solito una stufetta elettrica o un radiatore a olio, purché la linea che arriva alla casetta sia dimensionata per quel carico e protetta da un interruttore differenziale: se hai dubbi, fai verificare l'allaccio da un elettricista. Evita invece stufe a combustione in un locale piccolo e poco ventilato. Con pareti, pavimento e tetto coibentati, la casetta si scalda in pochi minuti e mantiene la temperatura, così puoi lavorarci con continuità anche nei mesi più freddi.





