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Condensa e muffa in garage: come ventilarlo d'inverno

Aggiornato il 09 ottobre 20264 capitoli
Perché d'inverno il garage si riempie di umidità

Perché d'inverno il garage si riempie di umidità

Condensa e muffa in garage non arrivano per caso: si formano quando aria carica di vapore incontra superfici fredde. Nei mesi invernali il box non è riscaldato e di solito è isolato poco o niente, quindi muri perimetrali, solaio e lamiera del basculante restano a pochi gradi. Ogni volta che apri per entrare, l'aria esterna si mescola con quella interna, e ci aggiungi l'auto che rientra bagnata di pioggia o di neve: mentre asciuga rilascia nell'ambiente una quantità d'acqua tutt'altro che trascurabile. Fai lo stesso conto per biciclette, stivali, giacche appese e stracci lasciati sul pavimento. Quel vapore si deposita dove trova il punto più freddo, cioè l'angolo esposto a nord, il filo fra parete e soffitto, la soglia. Se il locale non respira, l'acqua resta lì: prima goccioline e aloni scuri, poi la patina verdastra o nerastra delle muffe, a volte le efflorescenze biancastre e sfarinate del salnitro, che intacca l'intonaco e alla lunga la muratura. Nel frattempo compare la ruggine su attrezzi, cerchi e telai. Riconoscere il meccanismo ti evita di inseguire il sintomo con un deumidificatore sempre acceso, quando il problema è il ricambio d'aria.

Quando e per quanto aprire: aerazione breve e incrociata

Il modo di ventilare, d'inverno, conta più della durata. Lasciare il basculante socchiuso tutto il giorno raffredda ancora di più le murature, che diventano la superficie perfetta su cui il vapore si condenserà al primo rientro: meglio poche aperture decise, di cinque o dieci minuti, con porta e finestrella aperte insieme così da creare una corrente incrociata che spinge fuori l'aria umida e la sostituisce in blocco. Scegli le ore centrali della giornata, quando l'aria esterna è più tiepida e asciutta, ed evita il primo mattino con nebbia o le ore immediatamente successive a un temporale: in quei momenti faresti entrare umidità invece di togliierla. Se hai parcheggiato l'auto bagnata, è il momento in cui l'aerazione serve davvero, quindi apri subito e poi ancora a distanza di qualche ora, finché il pavimento non è asciutto. Un piccolo accorgimento che cambia il risultato: passa uno strofinaccio o un tergipavimento sulle pozzanghere prima di chiudere, perché l'acqua che resta a terra continua a evaporare per giorni e vanifica il ricambio d'aria che hai appena fatto.

Griglie, sottoporta e aspiratore: la ventilazione permanente

Aprire a mano funziona, ma non puoi farlo tutti i giorni, perciò affianca all'aerazione manuale una ventilazione che lavori da sola. Il principio usato dai tecnici è la ventilazione per tiraggio: due aperture contrapposte, una in basso su un lato e una in alto sul lato opposto, così l'aria fredda entra e quella umida e più leggera esce. Controlla le griglie che il box ha già, perché spesso sono cieche di polvere, ragnatele, foglie o nascoste dietro gli scaffali: liberarle è il primo intervento, e il più economico. Sul basculante puoi sostituire la guarnizione a terra con una dotata di fessure di aerazione, che mantiene la tenuta all'acqua lasciando passare un filo d'aria. Se il garage è cieco, interrato o cronicamente umido, valuta un aspiratore elettrico comandato da igrostato o da timer: entra in funzione solo quando l'umidità supera la soglia impostata e consuma pochissimo. Un avvertimento importante prima di toccare qualsiasi apertura: non chiudere né ridurre le griglie esistenti, perché nei box le aperture di aerazione rispondono a prescrizioni edilizie e antincendio, tanto più se nel locale ci sono una caldaia o apparecchi a combustione. In quel caso verifica con il tuo Comune e con un tecnico abilitato.

Tenere l'umidità sotto controllo e fermare la muffa

Per capire se stai lavorando bene ti basta un igrometro da pochi euro appoggiato su uno scaffale: nel garage l'umidità relativa dovrebbe restare intorno al 45-55 per cento, valore sotto il quale le spore fanno fatica ad attecchire. Se il numero resta alto nonostante le aperture, cerca la causa a monte: un pluviale che scarica contro il muro, una fessura sul perimetro del portone, un'infiltrazione dal solaio o dal terrapieno. La ventilazione smaltisce il vapore prodotto nel locale, non l'acqua che arriva dall'esterno. Intanto organizza lo spazio per favorire la circolazione: scaffalature staccate di qualche centimetro dalle pareti, scatole sollevate dal pavimento su pallet o profili, nessun cartone o tessuto appoggiato ai muri freddi, e niente panni stesi ad asciugare nel box. Se la muffa è già comparsa, trattala finché la macchia è piccola, con un prodotto specifico, indossando guanti e mascherina per non respirare le spore, e aerando durante e dopo l'intervento; su superfici estese o recidive conviene rivolgersi a un'impresa specializzata. Solo a parete risanata e asciutta ha senso applicare una pittura antimuffa, che altrimenti sigillerebbe il problema invece di risolverlo.

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