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Pompa di calore che fa ghiaccio: come funziona lo sbrinamento

Aggiornato il 09 ottobre 20264 capitoli
Perché l'unità esterna si copre di brina con i primi freddi

Perché l'unità esterna si copre di brina con i primi freddi

Con l'arrivo delle prime giornate fredde capita di trovare l'unità esterna della pompa di calore coperta da uno strato bianco di brina, a volte da vero ghiaccio sulle alette. Prima di allarmarti, considera che si tratta di una conseguenza diretta del modo in cui la macchina lavora: per riscaldare la casa preleva calore dall'aria esterna, e per farlo la batteria alettata, cioè lo scambiatore attraversato dal gas refrigerante, deve mantenersi più fredda dell'aria che il ventilatore le spinge contro. Quando la superficie delle alette scende sotto il punto di rugiada e sotto lo zero, il vapore acqueo contenuto nell'aria si deposita direttamente sotto forma di brina. Il fenomeno è più marcato in una fascia precisa di condizioni: temperature esterne comprese all'incirca tra +5 °C e -15 °C e umidità relativa alta, dal 65% in su. Per questo una pompa di calore brina più spesso in una mattinata di nebbia a +3 °C che in una giornata di gelo secco in montagna, dove l'aria contiene poca acqua. Se abiti in pianura o in una zona umida, aspettati di vedere la brina con una certa regolarità nei mesi freddi, senza che questo indichi un guasto.

Come lavora il ciclo di sbrinamento: l'inversione temporanea

La brina non è innocua: lo strato che cresce sulle alette fa da isolante e riduce lo scambio termico, mentre il passaggio dell'aria si restringe e il ventilatore fatica a muovere la portata prevista. La macchina deve quindi liberarsene, e lo fa da sola con il ciclo di sbrinamento. I sensori leggono la temperatura della batteria e, quando resta sotto una soglia prestabilita per un certo tempo oppure quando la pressione del circuito cambia in modo anomalo, la scheda elettronica avvia la procedura. A quel punto la pompa di calore inverte per qualche minuto il proprio funzionamento, comportandosi come se fosse in raffrescamento: il gas caldo che normalmente cederebbe calore all'impianto viene dirottato verso lo scambiatore esterno, che si riscalda e scioglie il ghiaccio. Nel frattempo la mandata verso i terminali interni si interrompe e, negli impianti aria-aria, il ventilatore interno resta fermo per non soffiare aria fredda in casa. Quando la batteria raggiunge la temperatura obiettivo o scade il tempo massimo, la macchina torna a riscaldare e l'acqua di fusione defluisce dallo scarico della condensa. Conoscere questa sequenza ti aiuta a leggere pause e rumori come parte del normale funzionamento.

Quanto dura, ogni quanto si ripete e cosa noti dentro casa

Un ciclo di sbrinamento dura in genere tra 5 e 10 minuti e si ripete all'incirca ogni 30-90 minuti, a seconda della temperatura e dell'umidità esterne; nelle ore più umide, con l'aria intorno ai 4-5 °C, è normale arrivare a due o tre cicli l'ora. Dall'esterno lo riconosci perché il ventilatore si ferma, dall'unità può alzarsi una nuvola di vapore e sotto la base compare acqua, mentre un sibilo o uno sbuffo segnala il momento in cui la valvola inverte il flusso del refrigerante. In casa l'effetto dipende dai terminali: con i radiatori o il pavimento radiante, che hanno una buona inerzia, difficilmente ti accorgi della pausa, mentre con i ventilconvettori o gli split può arrivare per qualche minuto aria meno calda. Sul piano dei consumi ogni sbrinamento ha un costo, perché a parità di elettricità assorbita la resa cala di circa il 10% e, nei periodi con cicli frequenti, il consumo può salire del 20-30% rispetto ai valori dichiarati dal costruttore.

Quando il ghiaccio è un problema: segnali e controlli da fare

Lo sbrinamento merita attenzione quando non basta: se l'unità esterna resta incrostata di ghiaccio anche dopo il ciclo, se il blocco si ripete troppo spesso o se la casa non torna in temperatura, qualcosa non va nell'installazione o nella regolazione. Il primo controllo riguarda lo scarico della condensa: l'acqua di fusione deve defluire liberamente, altrimenti ricongela sul fondo e forma una lastra sempre più spessa. Verifica che l'unità sia sollevata da terra, che vaschetta e tubo di scarico non siano ostruiti da foglie e che l'acqua non ristagni sotto la base. Guarda poi le distanze: la batteria ha bisogno di spazio libero per aspirare ed espellere aria, e un'unità incassata in una nicchia o troppo vicina a un muro ricircola la propria aria fredda e brina più in fretta. Anche una curva climatica troppo alta, cioè una temperatura dell'acqua di mandata più elevata del necessario, aumenta gli sbrinamenti perché fa lavorare la macchina a temperature di condensazione più alte. Evita di staccare il ghiaccio con utensili o acqua bollente, perché le alette in alluminio si deformano con facilità. Se dopo questi controlli il problema persiste, chiama il tecnico, perché la causa può essere una sonda difettosa, una carica di refrigerante insufficiente o una valvola di inversione che non commuta.

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