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Ecobonus e caldaie a gas: cosa non è più detraibile

Aggiornato il 02 ottobre 20264 capitoli
La svolta del 2025: la caldaia solo a gas esce dalle detrazioni

La svolta del 2025: la caldaia solo a gas esce dalle detrazioni

Fino a tutto il 2024 sostituire il vecchio generatore con una caldaia a condensazione di classe A era uno degli interventi più comuni tra quelli ammessi all'Ecobonus, e in molti casi si poteva scegliere in alternativa il bonus ristrutturazioni. Dal 1° gennaio 2025 il quadro è cambiato: la legge di bilancio 2025, in attuazione della direttiva europea sulla prestazione energetica degli edifici, ha escluso dagli incentivi le spese per l'installazione o la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale basati su caldaie uniche alimentate a combustibili fossili. L'Agenzia delle Entrate ha poi confermato questa lettura con una circolare interpretativa di giugno 2025, chiarendo che l'esclusione riguarda tanto le sostituzioni quanto le nuove installazioni. La ragione è di indirizzo più che tecnica: l'Unione europea chiede agli Stati di non sostenere più con denaro pubblico le tecnologie che bruciano gas, gasolio o GPL, anche quando sono efficienti. Se quindi stai valutando un preventivo per una nuova caldaia a gas, parti dal presupposto che la spesa resterà interamente a tuo carico e confronta con il tecnico le alternative che danno ancora accesso alle detrazioni.

Cosa si intende per caldaia unica e quali apparecchi sono esclusi

Il termine da capire bene è "unica": è esclusa la caldaia che, da sola, costituisce l'intero impianto di riscaldamento. Rientrano nel divieto le caldaie a condensazione alimentate a metano, GPL o gasolio e i generatori d'aria calda a condensazione che usano gli stessi combustibili, diffusi soprattutto in laboratori e locali commerciali. Non conta la classe energetica del prodotto né il fatto che sostituisca un apparecchio molto più vecchio e inquinante: anche il modello più efficiente sul mercato, se funziona solo a gas, non dà diritto a nulla. L'esclusione vale per tutte le principali agevolazioni edilizie, quindi Ecobonus, bonus ristrutturazioni e Superbonus, e non si aggira facendo rientrare la caldaia tra le spese di una ristrutturazione più ampia. Diffida delle offerte che promettono ancora la detrazione sulla sola caldaia a gas: dal 2025 quella voce non è agevolabile e, in caso di controllo, l'Agenzia delle Entrate può recuperare il beneficio fruito indebitamente. Se il tuo impianto attuale è a gasolio e vuoi passare al metano con una caldaia tradizionale, il discorso non cambia, perché il semplice cambio di combustibile fossile non viene premiato.

Sistemi ibridi, pompe di calore e biomassa: cosa resta agevolato

Escluse le caldaie uniche, il ventaglio degli interventi ancora detraibili resta ampio. La soluzione più vicina all'impianto tradizionale è il sistema ibrido, cioè una pompa di calore abbinata a una caldaia a condensazione: la centralina sceglie momento per momento quale generatore conviene far lavorare in base alla temperatura esterna e al fabbisogno della casa. Perché sia agevolabile, però, deve trattarsi di un sistema cosiddetto factory made, progettato e assemblato in fabbrica per funzionare come unità unica: una pompa di calore affiancata in cantiere a una caldaia già esistente non rientra nella definizione. Chiedi quindi all'installatore la documentazione del produttore che qualifica il prodotto come ibrido integrato. Restano agevolate anche le pompe di calore, elettriche o ad assorbimento a gas, che la normativa non assimila alle caldaie; i generatori a biomassa, come caldaie e stufe a pellet, legna o cippato, purché rispettino i requisiti di efficienza e di emissioni previsti; e i microcogeneratori, anche se alimentati a combustibile fossile, perché producono insieme calore ed energia elettrica. Se sostituisci un vecchio impianto a gasolio con una di queste tecnologie, la detrazione spetta regolarmente.

Aliquote, bonifico parlante e comunicazione ENEA: le regole da seguire

Chiarito cosa si può ancora detrarre, vediamo con quali percentuali. Per le spese sostenute nel 2025 e nel 2026 l'aliquota è del 50% se l'intervento riguarda l'abitazione principale di chi è proprietario o titolare di un altro diritto reale sull'immobile, e del 36% negli altri casi, come le seconde case. La legge di bilancio 2026 ha confermato questi valori, rinviando al 2027 la riduzione rispettivamente al 36% e al 30%. La detrazione si recupera in dieci quote annuali di pari importo e, per chi ha un reddito complessivo superiore a 75.000 euro, può incidere il tetto generale alle detrazioni: su questo punto conviene farsi fare un calcolo dal commercialista o dal centro di assistenza fiscale prima di firmare il preventivo. Gli adempimenti non sono cambiati: paga con bonifico parlante, che riporta la causale, il tuo codice fiscale e la partita IVA dell'impresa, conserva fatture e schede tecniche e trasmetti all'ENEA la comunicazione entro 90 giorni dalla fine dei lavori. L'Ecobonus richiede inoltre l'asseverazione di un tecnico abilitato, salvo i casi in cui la normativa ammette la dichiarazione del produttore: chiedi conferma a chi segue la pratica. Con i documenti in ordine eviti che il beneficio venga contestato negli anni successivi.

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