Vendita case popolari

Storia delle case popolari

Le case popolari nascono nel 1949 con lo scopo di mettere a disposizione delle classi meno abbienti un’abitazione dove vivere. Oggi risiedere in una casa popolare è sinonimo di criminalità e marginalità. Infatti mentre in passato a occupare le case popolari erano le famiglie di operai, ora in questi alloggi, per la maggior parte dei casi, vive gente assistita dai servizi sociali, persone emarginate con gravi difficoltà economiche e di sostentamento, immigrati. La struttura fisica delle abitazioni è quella di grossi casermoni antiestetici isolati dal resto della città e maggiormente vulnerabili alla criminalità.
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La vendita di case popolari a chi conviene

vendita di case popolariCostruire nuovi alloggi è un problema che interessa quasi tutti i comuni, ma con quali soldi visto che la maggior parte dei bilanci sono in rosso? Nel 2006 Renato Brunetta che copriva la carica di Ministro dell’Innovazione della Pubblica Amministrazione aveva proposto di vendere le case popolari e con il denaro ricavato, costruire delle nuove abitazioni da destinare alle classi sociali più povere e finanziare mutui a tasso d’interesse agevolato, per chi decideva di diventarne proprietario. La vendita di case popolari per lo Stato significa mettersi "in tasca" un tesoretto con tanti zeri, per gli inquilini è una buona opportunità per diventare proprietari della loro abitazione acquistandola al di sotto dei prezzi di mercato. Le case popolari hanno rappresentato per lo Stato sempre un enorme problema, poiché non si tratta soltanto di mettere a disposizione dei ceti meno agiati un’abitazione, ma prendersi cura di essa quando si presenta la necessità di intervenire con opere di manutenzione ordinaria e straordinaria. Per questo qualche tempo fa il comune di Pisa ha deciso di praticare la formula dell’autorecupero, ossia, il comune è intervenuto mettendo a norma le abitazioni con l’installazione di nuove finestre esterne e gli inquilini hanno provveduto a sostenere a proprie spese altri lavori come l’imbiancatura delle pareti, la sostituzione dei pavimenti ecc.. Il comune per questi interventi ha provveduto a riconoscere agli inquilini un bonus che è stato scalato dai canoni di affitto dovuti. In Italia attualmente sono un milione gli inquilini che abitano in case popolari e che potrebbero trovare giovamento dall’acquisto della propria casa.


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    Vendita case popolari: Quanto costa acquistare le casi popolari

    Il prezzo di vendita delle case popolari viene stabilito facendo riferimento al canone di affitto che l’inquilino paga mensilmente al comune. Il canone di affitto viene stabilito in base al reddito complessivo lordo dell’intero nucleo familiare. Ogni anno il comune attraverso una comunicazione scritta, comunica all’inquilino di indicare la situazione reddituale e la composizione del nucleo familiare aggiornati. I pagamenti dei canoni di locazione vengono effettuati entro il 15 di ogni mese mediante c/c postale, RID o bonifico bancario.

    Vendere queste case è anche un rischio per diversi motivi. Un’abitazione su tre è abitata da ultrasessantenni, concedere un mutuo trentennale è decisamente poco coerente. Grazie al "piano Nicolazzi" avviato nel 1993, sono stati venduti 155 mila alloggi, e il prezzo di un’abitazione non ha superato i 24 milioni di lire. Oggi la situazione non è cambiata, un appartamento potrebbe costare all'inquilino 30 mila euro. Un alloggio popolare rende circa 1.050 euro all'anno, quasi 87 euro al mese. La situazione più tragica si registra a Catania, dove un quarto degli alloggi popolari sono stati occupati abusivamente, e quelli che sono stati destinati regolarmente, il 95% degli occupanti non paga il canone d’affitto. A livello nazionale il livello di morosità raggiunge il 13%. Poi ci sono gli assegnatari "storici", ossia coloro che abitano in case popolari da più di 16 anni e per diversi motivi hanno perso i requisiti di reddito, ma continuano ad occupare la casa quando non gli spetterebbe più di diritto. Del resto non si può tenere sotto esame la situazione poiché i controlli si basano su un’autocertificazione del reddito. Per questa categoria di inquilini acquistare diventa un grosso affare. Se da una parte lo Stato svende il bene in base a dati di reddito non reali, dall’altra l’inquilino ha abbastanza liquidità per affrontare la spesa senza rischio.


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